martedì 16 giugno 2020

Buona Pasqua!

30/03/2018

La settimana scorsa  i detenuti del coro della chiesetta del carcere San Pedro mi hanno invitata a cantare alla messa della domenica delle palme. Nelle ultime tre settimane il lavoro e gli impegni sono stati veramente tanti e la stanchezza era tanta…ogni singolo muscolo del mio corpo e ogni singolo neurone reclamava RIPOSO… ma gli occhi supplichevoli dei ragazzi mi hanno convinta e così il sabato ci siamo incontrati per fare le prove delle canzoni ed insieme abbiamo scelto la “play list” e provato tutta la scaletta… circa una decina di detenuti di tutte le età, tanti sguardi diversi, tante storie dietro a quei volti… come sempre l’aver vinto la stanchezza e il donare del tempo a qualcuno che reclama compagnia e presenza umana, mi ha ripagato con tanta gioia interiore…
Il giorno seguente i ragazzi erano quasi sorpresi di vedermi arrivare presto… pensavano che siccome ero tanto stanca, alla fine non sarei andata.  Entro nella cappella del carcere e i ragazzi appena mi vedono mi accolgono con dei sorrisi che rimarranno stampati nella mia mente e nel mio cuore per sempre…che teneri!! Che bellezza i loro abbracci e le strette di mano…
Cantare in mezzo ad un centinaio e più di detenuti è una sensazione forte, di grande impatto emotivo…sentire che queste persone, delinquenti recidivi, disastri umani che per il resto del mondo non meritano nulla se non marcire dentro a questa galera, si concentrano con una attenzione incredibile sulle parole dei salmi, che partecipano leggendo le letture con sentimento, mi porta nuovamente a riflettere sull’assurdità della discriminazione e del pregiudizio…
Il vangelo della passione di Cristo mi commuove, e la mia mente viaggia a salutare le tante persone torturate, perseguitate, uccise per aver coraggiosamente difeso  i diritti umani, per aver lottato contro le ingiustizie… “Eloi, Eloi, lema sabactàni?? Dios mio, Dios Mio porqué me has abandonado??”… una lacrima scende e timidamente il chitarrista seduto al mio fianco mi passa un pezzo di carta igienica per asciugarmi gli occhi, con un sorriso tenero… con la coda dell’occhio vedo un detenuto in seconda fila che piange, mi guarda e mi sorride con le lacrime agli occhi… la commozione  è forte… sento tanta vicinanza con questi uomini così disastrati, così abbandonati, così in fondo alla fila “degli aventi diritto a qualunque cosa”, che tutto ad un tratto la commozione si trasforma in profonda gioia per poter condividere con loro gran parte della mia vita e poter intuire il “rovescio della medaglia”, condividere con gli ultimi i loro sentimenti , le loro  emozioni, le loro storie di vita…e rendermi conto della mia grande fortuna…
La canzone che abbiamo scelto per concludere la messa è “Todo Cambia… Cambia lo superficial, cambia tambien lo profundo, cambia el modo de pensar, cambia todo en este mundo… y asì como todo cambia, que yo cambie no es extraño” … Canto … e mentre scandisco le parole, le sento in tutta la loro forza e verità… tutto cambia, tutto si trasforma, tutto cresce, lascia un segno e getta semi che cresceranno a loro volta…
Uscendo dal carcere tanti abbracci e tanti sorrisi, tanto scambio umano e tanta energia positiva che mi è arrivata come uno “tsunami d’amore”, guarda un po’, da chi meno ha e meno riceve.
Buona Pasqua anche a voi!
Un abbraccio grande
Barbara

Abbracci

24/02/2018


Le giornate passano veloci… forse è l’età, l’energia diversa dei 50 anni? Non so, ma è come se non potessi lasciare sfuggire nemmeno un secondo di tutto quello che la vita mi regala, e lo scrivere mi sembra quasi un  “perdere” tempo… I giorni sono più densi, più carichi di emozioni e a volte sento il bisogno di far sedimentare i vissuti, rielaborarli… che strano….però anche …che bello!  È un momento di introversione quasi “egoista” che pervade le mie giornate… Credo sia un momento di cambiamento e di rinnovazione del mio spirito che reclami solitudine e meditazione solitaria. Mi piacerebbe dar voce e risonanza alle mie riflessioni, ma a volte sono così intime che sento quasi paura di condividerle… sarà l’età?
L’età che mi da un altro sentire alle cose…a volte mi sento tanto stanca… ma la stanchezza lascia il passo alla soddisfazione di sentire che sto facendo qualcosa di utile e di importante per tante persone, seppur nella semplicità e nella piccolezza del mio essere.
La  settimana scorsa ho cominciato il corso di italiano con i detenuti del San Pedro e devo dire che la partecipazione e l’attenzione dei detenuti è stata così bella che mi ha quasi commosso (stare quattro ore a sentire una persona che spiega l’italiano in “itagnolo”, deve essere veramente una impresa… poveretti!!!!).  Alla fine della prima lezione abbiamo fatto un caffè italiano; in realtà era una prova di comprensione del testo “come preparare un buon caffè italiano”….due gruppi di detenuti che leggendo il testo dovevano seguire le istruzioni e preparare un caffè (ho portato due macchinette del caffè e il mio ultimo Kimbo da casa… gli voglio proprio bene!!!)… il primo gruppo ha decisamente vinto la competizione, mentre il secondo gruppo ha letteralmente frainteso le istruzioni (troppa acqua e caffè super pressato) e ha fatto un il peggior caffè della storia!!! La giuria (me compresa) ha fatto le sue considerazioni sul risultato (soprattutto le facce schifate con il secondo caffè!!!)… che risate!!!! Beh… magari non stanno imparando l’italiano, ma qualcuno ha imparato a fare un caffè come si deve!!!!
David, uno dei miei allievi più giovani, durante tutta la lezione sbuffa  e borbotta dicendo che do troppi compiti e che i contenuti delle lezioni sono tanti e non proprio semplici… ha il classico atteggiamento dello studente bullo svogliato  che si stravacca sulla sedia, dando ad intendere che non gliene frega niente.  Lo devo riprendere varie volte con “Daviiiiidddd!!! Daiiiii!!” “Daviiiddd!!! Svegliaaaa!!! Ti porto un caffè???”… eppure, guarda un po’,  alle domande rivolte all’intero gruppo, lui risponde sempre correttamente ed è sempre tra i primi a capire le regole della grammatica e intuisce perfettamente il significato dei termini o le declinazioni dei verbi…
Jordi, il volontario spagnolo, mi ha accompagnato un paio di volte al corso e mi dice “Che pazienza che hai Barbara! Io mi sentirei frustrato, e invece tu passi 4 ore con i detenuti dando lezione di italiano e intercalando la grammatica con battute divertenti, riflessioni sui valori, riflessioni sulla loro condizione di detenuti come se fossi una di loro, mettendoti al loro livello, ma sempre con una proposta educativa. I ragazzi escono dal tuo corso sempre con il sorriso  e il buon umore!  Non so come fai!”…in realtà quando esco dalla lezione fisicamente sono uno straccio…ma paradossalmente a livello umano ed emozionale mi sento così carica di energia che potrei scalare una montagna…
Il corso di italiano, non è solo un momento di apprendimento, ma anche e soprattutto un momento in cui i detenuti , se si concentrano in quello che fanno, si dimenticano per un momento di dove sono e trascorrono ore “diverse”, in compagnia di qualcuno che dedica loro attenzione e si relaziona con loro dandogli l’occasione di interagire in maniera nuova e fresca, di rivoluzionare la loro identità di “carcerati” e sentirsi persone, allievi, studenti, ragazzi seguiti da qualcuno che li ascolta nella loro peculiarità individuale…. E questa per me è la cosa più bella e importante del lavoro che faccio al San Pedro: dare spazio alla persona, dare possibilità di espressione alle anime chiuse fra quattro mura, poter essere un mezzo per poter risvegliare le menti di persone che hanno tanto da dire, da fare, da vivere!
Alla fine della lezione, c’è la solita processione degli studenti che vengono a salutarmi abbracciandomi, ringraziandomi, facendomi mille complimenti… Anche David si avvicina e mi dice con tono quasi accusatorio “Barbara, lo sai che io alle 16,00 dovrei già essere al corso di elettronica?” e io “E allora cosa fai qua?? Corri, che son già le 17,00!! È tardissimo!!!” e David con un sorrisone mi dice “Ma se io sono qua è per la tua presenza!! Grazie di tutto Hermana!!!” e mi abbraccia stretta stretta…mi vengono le lacrime agli occhi e mi prendo questo abbraccio in tutta la sua spontaneità e bellezza…
Il mercoledì sera, uscendo dal carcere dopo il corso con i detenuti, mi porto a casa i loro sorrisi, la loro gratitudine, il loro entusiasmo e mi sento tanto bene, “piena” di gratitudine verso la vita!
… Oggi un altro regalo inaspettato della vita: entrando in carcere  i bambini mi hanno “assalito” con abbracci a tutto spiano…sono entrata al Centro Educativo e si sono alzati quasi tutti simultaneamente in piedi e sono corsi da me, saltandomi al collo e dandomi abbracci e baci… Keila, è arrivata al centro e arrivata in cima alle scale mi è corsa incontro con il viso illuminato e mi è saltata al collo stringendomi forte e riempendomi di baci… “Ti voglio bene hermana!”… cosa si può volere di più dalla vita?? NIENTE!!! Solo tanti momenti come questo!!!
Un abbraccio a tutti voi, con tanta gioia, dalla vostra Barbara!

Natale e libertà

21/12/2017



Un altro Natale si avvicina… ho provato mille volte a trovare un’ora per scrivere quello che mi passava per la testa e dentro al cuore in queste poche settimane, ma non c’è stato verso… troppi impegni, troppe responsabilità, troppe priorità che non potevano aspettare… ora però, sento la priorità di salutare tutti voi e portarvi i miei auguri con qualche sprazzo di Bolivia!
… il cuore è pieno di tante, innumerevoli situazioni, esperienze ed emozioni che in queste poche settimane (neppure due mesi) ho vissuto e che stanno spingendo l’una con l’altra per uscire, per gridare la loro potenza, la loro importanza, la loro unicità, la loro energia… sono così grata alla vita, amici… la mia è una immensa fortuna. Fortuna di esistere,  fortuna di vivere,  fortuna di poter mettere un piccolo seme d’amore in quello che faccio.
Le ultime 3 settimane sono state veramente molto intense, piene di attività dentro e fuori dal carcere, e a coronare il tutto, il mitico campeggio estivo di tre giorni con i nostri bambini/ragazzi…
Vedere i bambini così felici, così sorridenti e scatenati, vederli ridere, giocare, gridare a squarciagola, mangiare a quattro ganasce, fare confusione nelle stanze da letto per l’emozione di essere tutti insieme fuori dal carcere, è una emozione che non ha prezzo …sentire dire da loro che il campeggio estivo del Centro Alegria, è il loro ricordo più bello dell’infanzia…e vedere che anche i ragazzi più grandi (di 16,17,18 e perfino 19 anni!) continuano a chiedere di partecipare, rende l’idea di che importanza riveste questo Centro per i bambini del San Pedro, del grande riferimento morale ed affettivo che rappresentano per loro le persone che vi lavorano…è una grande soddisfazione e una gioia immensa poter continuare a vederli crescere anche quando escono dal carcere. Davvero una emozione unica! Durante la “noche de talentos” i bambini si sono divisi in gruppi e hanno presentato dei numeri a piacere: chi recitava, chi cantava, chi ballava, chi rappava, chi suonava il flauto…..grandi e piccoli tutti insieme….liberi…..che meraviglia!
Anche Jimmy, il ragazzino che purtroppo abbiamo scoperto aver subito un abuso sessuale qualche mese fa, è venuto con noi al campeggio e per la “noche de talentos” ha presentato delle acconciature/ pettinature create da lui, visto che frequenta una scuola per parrucchieri. Che bello vederli esprimersi senza paura, senza vergogna, senza per forza voler vincere, con il desiderio di presentare il loro numero inventato e provato in meno di un’ora, condividere con gli altri i loro “talentos”…. i più piccoli che lottavano strenuamente contro il sonno, perché volevano essere all’altezza della “noche de talentos”, senza il timore di fare brutte figure…….liberi….
Tra i partecipanti non residenti in carcere c’era anche la mia Chelita e la sua sorellina Keila…che tenerezza vedere queste piccole donne crescere già consapevoli di tante cose che la maggior parte dei bambini non vivrà mai… occhi profondi, maturi, e velati di tristezza malinconica quelli di Chelita.  Occhi intelligenti e curiosi, guardinghi ma timidi, dallo sguardo tagliente ma anche tanto bisognoso di incontrare accoglimento, contenimento… bisognosi di libertà… libertà dal dolore e dalle angosce…
Nel laboratorio realizzato dalle educatrici, i bambini dovevano ritagliare delle pagine di giornale, scegliendo delle immagini per esprimere le loro emozioni in relazione al campeggio… Chelita ha scelto la figura di una anatra e ha scritto “Questo è il mio ricordo (del campeggio), le anatre volano libere. Il mio miglior ricordo è la libertà. Voglio volare libera!”…
Auguro a tutti un buon Natale! Vi auguro di volare liberi, di assaporare la vostra libertà, di capire la vostra libertà, di non sprecarla, di non dimenticarvi mai del suo inestimabile valore, di sentirvi profondamente grati e gioire per essa, di scoprirla dietro a tante piccole/grandi decisioni prese quotidianamente… e soprattutto di non tradirla mai, perché Chelita (e tanti bambini come lei, nel mondo),  ha tanto bisogno di sapere che volare si può, volare non è un dono di pochi, ma un diritto di tutti!
Buon Natale e felice libertà a tutti!
La vostra Barbara  

I miei primi 50 anni

06/08/2017




Eccomi qua,  sulla soglia dei miei 50 anni… come non riflettere su quel che è stata fino ad ora la mia vita, i passi che ho mosso su questa Terra, le emozioni che ho provato, il cammino che ho intrapreso e sul quale continuo a camminare?
Vorrei dire ai miei “prossimi 50 anni”…
 di rispettare e onorare i miei primi 50 anni, perché sono stati l’esperimento totale e assoluto, inconsapevole e ingenuo alla scoperta della vita, di me stessa e del mondo che mi circonda… perché sono stati così intensi e sfrenati che sono volati in un lampo (come tutte le cose belle ed entusiasmanti che si rispettino), ma così preziosi da rendermi oggi quella che sono, dandomi il lusso di non avere rimpianti, perché , grazie al cielo, ho avuto la fortuna di avere le forze fisiche e mentali per impegnarmi a fondo e con tutta la mia passione  in quello che ho fatto, nello studio, nel lavoro, nel volontariato, nell’impegno umano…e ho  incontrato sulla mia strada tante persone che mi hanno dato tanto amore e mi hanno insegnato tanto, tanti amici e fratelli dell’anima che mi hanno accompagnato per tragitti più o meno lunghi ma tutti importanti, e la mia sfrontatezza e follia (e la mia poca inclinazione alla formalità e alla routine), mi hanno fatto fare esperienze che mi hanno cambiata o forse, più semplicemente, hanno fatto emergere lati di me stessa che non vedevano l’ora di prendere vita…come dei semi innaffiati nel posto giusto al momento giusto….mi sento molto fortunata!
Vorrei dire ai miei "prossimi 50 anni" di non abusare delle forze, di trovare spazi e tempo per guardare i tramonti, per abbracciare le persone care, per divertirmi con leggerezza, per camminare, nuotare,  leggere, cantare, giocare con i bambini, viaggiare in posti sconosciuti, stare da sola quando ne ho voglia, ballare e fare l’amore…
Vorrei dire loro di passare il tempo con le persone che fanno stare bene ed evitare le persone che fanno stare male,  di dare un’altra possibilità a chi davvero la cerca per migliorare (e includo anche a me stessa…) e di perdonare quando ne vale veramente la pena (ma di non ostinarsi a dare l’altra guancia quando è stata colpita tanto che comincia a fare troppo male!), di non chiudere mai il cuore anche se si ha sofferto tanto, di continuare a piangere per l’emozione anche in mezzo alla gente, di non avere paura del futuro ma esserne perennemente incuriositi, di non avere paura del tempo che passa, della vecchiaia, della morte (perché “ il mondo è più tempo che storia, perché il tempo è molto più che vita” e noi siamo solo una piccola pulce nell’universo, un microscopico nanosecondo nello spazio-tempo di qualcosa di infinitamente grande….),  di avere fiducia nel fatto che il tempo è quella entità favolosa, miracolosa, che piano piano riesce a curare  le ferite ( anche se, come mi disse un giorno mio fratello Matteo, “arriva solo fino a pagina 10”…), di sentire il tempo e tutto ciò che vi passa in mezzo come humus della crescita interiore  e della trasformazione dell’ essere, di continuare a credere che esista l’anima gemella come a 15 anni (perché l’anima gemella esiste, sono io che non l’ho ancora trovata! …o chissà magari l’ho incontrata e non l’ho riconosciuta…la solita Fantozzi!!!), di darsi pace se alcune cose non vanno come si vorrebbe che andassero (perché, a differenza dell’anima gemella, la perfezione non esiste, se non nell’espressione pura della natura), di credere profondamente nei sogni ed avere come “Nord” le Utopie (perché, come dice Eduardo Galeano, è l’Utopia che ti fa camminare), di continuare a sentire che la vita è una straordinaria avventura e i giorni sono  i suoi misteriosi capitoli di cui noi siamo gli anarchici registi e sceneggiatori, di non smettere mai di inchinarsi umilmente di fronte alla natura e all’umano, di non cedere mai il passo al pregiudizio, di lottare incessantemente contro le ingiustizie e lavorare duro per un mondo migliore per tutti , di ringraziare la vita sempre e di non avere paura e non lasciarsi angosciare dalle delusioni, dagli scogli, dalle malattie e dai dolori (perché anche questi hanno una loro funzione,  e se sono lì, è per indicarci qualcosa, anche se può sembrare impossibile…), di accettare con affetto i propri difetti  (ma anche di continuare a lavorare per migliorare se stessi), di saper chiedere perdono con umiltà e consapevolezza, di accettare i cambiamenti fisici e mentali senza farne un dramma, ma di non perdere mai l’incanto e la magia della “parte bambina” dell’essere…
Proprio oggi vorrei dire ai miei prossimi 50 anni che In fondo, tutta la mia vita, fino a questo istante, è stata un viaggio alla ricerca e alla scoperta dell’amore in tutte le sue forme…
vorrei chiedere loro , umilmente, di darmi ancora la possibilità di spendere i semi dell’amore che sono dentro di me e darmi l’energia e  la forza per continuare a trovarlo, perché il senso della vita per me è semplicemente questo: Amore

lunedì 13 marzo 2017

Juan è partito

di Barbara Magalotti





Ho ancora le lacrime agli occhi e un nodo alla gola che è un misto di felicità e nostalgia… Juan, il nostro caro Juan del San Pedro  è partito. L’ho accompagnato all’aeroporto per prendere l’aereo che lo riporterà  alla sua  amata Lisbona…dopo 9 anni di detenzione al San Pedro.

Poco più di un mese fa, alle 21,00 una telefonata di Miguel, il nostro cuidador del Kinder “Barbara!!! Juan sta uscendo adesso! Lo hanno chiamato alla porta!!!” 
“Miguel, corri da lui e digli che arrivo in 10 minuti!!!” 
Prendo una giacca qualsiasi, mi metto le scarpe di corsa, mi infilo il cappello di lana  e già nel vicolo di casa mi accorgo che ho il pigiama (machissenefrega!) e la sciarpa che penzola strisciando sulla strada e facendomi quasi inciampare, mi fiondo a prendere un taxi… Non posso pensare che dopo 9 anni di carcere non ci sia nessuno ad aspettarlo fuori dalla porta di quelle 4 mura…

Il poliziotto di guardia si accende una sigaretta e  mi guarda divertito dalla mia mise casalinga/notturna… ed ecco che spunta dalla porta Juan… un pulcino rinsecchito, intirizzito dal freddo, senza neanche una borsa con le poche cose che solitamente i detenuti custodiscono gelosamente per il momento dell’uscita… solo le sue mani in tasca e uno sguardo stranito dal traffico notturno… un sorriso timido e stanco. Camminiamo per arrivare a casa e chiacchieriamo tanto… la coincidenza vuole che a casa ho ospite una amica portoghese con il suo ragazzo, di passaggio a La Paz. Juan è timido e quasi “paralizzato” mentre gli verso un bicchiere di vino… Rita comincia a parlargli in portoghese e il nodo piano piano si comincia a sciogliere…

La burocrazia per il rimpatrio è lunga e il console del Portogallo mi dice che ci vorrà almeno un mese per preparare tutto e mettere d’accordo l’ambasciata portoghese a Lima e l’ufficio dell’immigrazione per preparare il passaporto speciale d’emergenza. Parlo con Juan, gli ricordo del nostro progetto nella selva e lui immediatamente mi dice “Portami a Caranavi al terreno, non voglio stare a La Paz! Voglio fare qualcosa di utile in questo mese di attesa”. Detto, fatto!

Come descrivere questo mese di libertà così intenso? Il viaggio a Caranavi, la convivenza nella selva, le sere a chiacchierare sotto le stelle e a fare considerazioni sul senso della vita e del futuro, il lavoro duro e instancabile di Juan con la terra e per la costruzione della cucina da campo, le risate folli per cose assolutamente normalissime (ma specialissime dopo 9 anni di isolamento…), le discussioni e le alzate di testa, gli abbracci e le lacrime quando i ricordi del carcere si fanno cupi e dolorosi e  i desideri e le paure per il futuro si agitano troppo nel profondo… il gatto che scappa mentre lo portiamo dal veterinario e si rifugia nell’unica gioielleria di Caranavi… e la padrona del negozio che non crede alle nostre richieste di cercarlo dentro al negozio, perché crede che siamo dei ladri che si sono inventati la scusa del gatto per entrare a rubare (certo… io e due tipi loschi tutti sporchi, puzzolenti e arruffati… ma cosa pensavamo??? Ahahahahaha!!! Una situazione da morire dalle risate!!! Avrei voluto avere una telecamera!!!!).

Una sera, dopo cena, sotto una stupenda, incredibile coperta di stelle e la luna piena,  ci fumiamo la nostra solita sigaretta del  “pre-buona notte” sulla panchina della casetta di legno dove dormono Juan e Luis (un ragazzo in terapia per alcolismo alla comunità di Alto Beni della Comunità Papa Giovanni XXIII, che ha fatto una esperienza di scambio con il nostro progetto per 15 giorni) chiedo a Juan: “Cosa pensi di questo posto Juan? Credi sia adeguato per chi esce dal carcere? L’opinione di un ex detenuto è molto importante e credo sia fondamentale per capire i passi da intraprendere… la tua opinione mi serve perché vorrei capire se stiamo andando nella direzione giusta, se tutto questo lavoro e questi sforzi ci stiano portando verso una meta utile …”   
“Barbara, questo posto è meraviglioso, e nonostante la difficoltà ambientale, i mosquitos, il caldo e il lavoro duro, personalmente stare qua mi sta facendo vedere e capire quali sono le cose importanti nella vita. Il lavoro duro serve molto per scaricare i nervi e capire i miei limiti e le mie risorse fisiche e anche le mie riserve di di pazienza e di umiltà. Questa natura così totale mi fa sentire un senso di libertà, e un sentimento di «gratitudine» e rispetto verso la Terra, che non avevo mai provato prima. Anche vivere con te e i volontari, e le persone che passano di qui per il progetto, mi sta facendo guardare la vita in tutta un’altra prospettiva da quella che anche solo ieri avevo pensato…questo posto  ha delle potenzialità molto grandi con gli ex detenuti! Certo, non va bene per tutti, ma per molte persone del San Pedro, sarebbe una esperienza molto utile e importante per riprendere in mano la vita e guardare al futuro in una maniera differente.” 
L’emozione per queste parole dette di getto è grande…sono commossa e anche un po’ rassicurata; a volte mi chiedo se tutto questo lavoro e questi passi fatti con grande impegno e fatica siano nella direzione giusta… e  Juan con le sue considerazioni mi ha dato un bel feed bak positivo!

Parliamo tanto nelle notti a Caranavi: i 9 anni al San Pedro sono stati molto duri, in tanti anni non ha ricevuto nemmeno una visita. Ha passato 9 anni senza mai vedere nessun conoscente. Le uniche persone che si ricordavano di lui eravamo io e i volontari di Laboratorio Solidale. Cazzo, 9 anni senza relazioni umane significative! Un isolamento sociale straziante. Non riesco ad immaginare tanta deprivazione emozionale/affettiva. Juan mi racconta del suo dolore, del suo auto-isolamento, del suo consumo di sostanze (soprattutto la pasta base) per sopportare la solitudine e il senso di colpa, ma anche della sua forza e della sua grande fede. Entrare in carcere in Bolivia a 30 anni appena compiuti e sapere di non uscirne almeno per 8 anni che diventano quasi  9… vuol dire decidere di morire o di sopravvivere nel senso più assoluto del termine. E mi racconta dei 6 anni passati in “Sin Sección”, in stanzoni dove decine di detenuti sono ammassati e dormono rannicchiati alla male-peggio, dove non riesci a prendere sonno per il prurito causato dalle pulci, per il puzzo di vomito o di diarrea di chi sta male (non c’era il bagno…) e poi la decisione di andare a dormire negli androni e i vicoli all’aperto del carcere, perché lì, nonostante il freddo degli inverni a 4000 metri di altezza, almeno si era all’aria aperta e se avevi una coperta riuscivi a prendere sonno… Juan però ha sempre avuto il rispetto dei detenuti, perché era uno che si faceva gli affari suoi, che sapeva lavorare e guadagnarsi da vivere e in carcere ha imparato a fare di tutto: lavori da idraulico, elettricista, muratore,  e ha messo in pratica le sue competenze come falegname e artigiano. Il capitolo più doloroso dei suoi racconti è quello relativo alla relazione con suo figlio… un bimbo che ha lasciato a 5 anni e che ora ha 14 anni: 9 anni in cui lui come padre è scomparso e che suo figlio ha registrato come un abbandono… Ascolto i suoi racconti, guardo le sue espressioni, i suoi occhi profondi,  e sento dentro tutto il suo desiderio di ricominciare e tutta la sua paura di non farcela e non posso fare a meno di commuovermi…

Lo metto in guardia e un po’ duramente gli faccio presente che deve aspettarsi di tutto da suo figlio, dalla rabbia al rifiuto, all’aggressività… deve essere pronto a tutto, ma anche risoluto nell’essere talmente umile da accettare tutto quello che gli arriverà, e talmente determinato e forte da ricostruire pezzettino a pezzettino la sua relazione con suo figlio, partendo prima di tutto da sé stesso. Primo passo “Assumersi la responsabilità delle sue azioni”, secondo passo “Perdonarsi”, terzo passo “Ripartire da zero e cominciare una vita nuova” per sé stesso,  per poi ricostruire un rapporto nuovo con suo figlio. Una sera Juan mi dice: “Oggi mentre ero al fiume a sciacquare le scarpe, pensavo e pensavo e pensavo, pensavo che avevo una vita bella e che non ho saputo apprezzarla, avevo tutto quello che può rendere felice: una donna speciale e fantastica che amavo e che mi amava, un figlio adorato, un buon lavoro, la casa che era il nostro nido, ma cosa cazzo cercavo facendo il narcotrafficante???” mi guarda come a chiedermi una risposta; lo guardo con gli occhi che mi si riempiono di lacrime e non riesco a parlare – ci abbracciamo forte forte: “Juan! Piano piano ti stai ritrovando! Sono tanto felice perché questi 9 anni non sono stati buttati al vento, ma come vedi, ti hanno fatto capire tante cose! Evidentemente ti serviva tutto questo per capire quello che non vuoi e sentire quello che è veramente importante per te! Adesso, e solo adesso sei pronto per vivere la tua vita fratello mio!”
Il  5 marzo Juan ha compiuto 39 anni. Con le vicine di casa gli abbiamo organizzato una piccola cena di compleanno con torta e regalo: lo guardavo e pensavo a lui, la sua vita, i suoi quasi 10 anni di astensione dalla vita sociale ed affettiva… spero che il contatto con queste persone incontrate all’uscita dal San Pedro, con i volontari presenti a Caranavi, con me (che l’ho mazziato diverse volte, anche con durezza, ma con affetto) che lo abbiamo apprezzato, valorizzato e coccolato in questa fase di transizione dall’uscita dal carcere al rientro in patria, abbia “lavorato” dentro di lui, come una spinta , una motivazione alla fiducia in se stesso e nella vita, nella possibilità di una vita semplice e felice…
Stamattina sveglia alle 5:00 per andare all’aeroporto. Dopo il check-inn e la faccia stranita della operatrice al vedere il suo “Mandamento de libertad” insieme al suo passaporto speciale di viaggio, ci siamo bevuti un caffè prima della partenza… tanti desideri, tante emozioni espresse, tante lacrime insieme.

L’abbraccio al gate è stato interminabile… il tempo si è fermato tutt’intorno, e ha catturato solo i nostri sguardi bagnati dalle lacrime… nove anni di conoscenza, convivenza, affetto racchiusi in 4 braccia che si stringono e si accarezzano rassicurandosi a vicenda… Le mie: “Sarà durissima, ma so che ce la farai!”, le sue: “Non preoccuparti, ce la voglio fare e ce la farò!”

“Dai Juan, adesso vai!” 
“Sì, vado!”
Non si volta indietro, Juan… la luce in fondo al tunnel, la vita, è davanti. Dietro c’è il tunnel buio dell’isolamento e della solitudine, il passato e tutti i suoi errori…

Una gravidanza di 9 anni, un parto doloroso, ma anche una rinascita,  che aspetta solo di esprimere una vita che ha ancora tanto, ma tanto da dare!

Ciao Juan, amico, compagno e insegnate inaspettato… con le lacrime agli occhi e il cuore carico di emozione ti auguro di ritrovarti, di esprimere tutto quello che sei veramente e di gioire della vita che, nonostante le tante difficoltà è sempre un grande tesoro, una avventura, mistero da scoprire!



Ultime ore del 2016…

di Barbara Magalotti




… e come tanti, mi metto a fare bilanci, a trovare il bandolo dei perché e dei percome di tante difficoltà, e chissà, forse solo oggi trovo il senso di quest’anno nero, difficile e intricato…
I due mesi appena passati sono stati intrisi di attività e lavoro, tra San Pedro, Caranavi e la interminabile burocrazia necessaria a portare avanti i progetti… tanto che davvero non ho avuto un momento per fermarmi e scrivere le mie impressioni, le mie sensazioni…
E dentro al San Pedro ancora una volta trovo quella luce e quel calore di cui avevo necessità… nonostante i tanti report che devo ancora ultimare, la burocrazia assassina che mi attanaglia, tutti i giorni vado a fare un salto al carcere, soprattutto perché durante la chiusura per le vacanze, come sempre, è tempo di pulizie, ordine e ristrutturazioni varie per il centro educativo… 


Per fare spazio nel Kinder, ho deciso di fare la distribuzione di tutti i vestiti che mi hanno portato amici, ex volontari e associazioni varie….dunque oggi grande “MERCATINO DEL REGALO DI FINE ANNO” presso il Kinder… circa un centinaio di detenuti di “Sin Secciòn” (gli abbandonati totali del San Pedro) hanno creato una lunga fila davanti alla porta del centro educativo… Diossssss!!! Erano tantissimi!!! “E adesso, come facciamo???? La roba non basterà!!!” Pachuli era preoccupato e ansioso, ma io non mi faccio intimorire… “Dai, Dai, dai!!! Organizzazione!!!!”, con un gruppetto di detenuti della sezione abbiamo creato un “servizio d’ordine”, e ci siamo organizzati come nelle migliori manifestazioni da super-affollamento, tipo concerto allo stadio: chi stava alla porta a far passare solo 2 o 3 alla volta, chi segnava con un pennarello chi usciva con il suo capo d’abbigliamento, chi mi aiutava a far scegliere i vestiti ai detenuti… insomma, veramente una logistica impeccabile! E come nella moltiplicazione dei pani e dei pesci, ognuno ha portato via qualcosa: la cosa più bella era vedere uscire dal kinder i disgraziati di “Sin Secciòn” col sorriso stampato in faccia…il più tenero, è stato un ragazzo tutto tatuato, super lercio e puzzolente, che nonostante il freddo e la pioggia, non ha voluto prendere ne una maglione ne un pantalone, ma ha scelto una camicia e una cravatta “È per quando andrò alla mia udienza, voglio fare bella figura…” – mi ha fatto venire le lacrime agli occhi dalla tenerezza.
Gli abbracci di queste persone me li ricordo uno per uno… e me li custodisco nel cuore come l’augurio per questo 2017 che si avvicina e al quale chiedo solo questo: che dopo la tempesta e il terremoto emozionale, morale del 2016, mi porti gioia, quiete e pace …che mi porti alimento interiore e luce nell’anima, che mi indichi se il cammino che ho intrapreso è giusto o debba fare deviazioni o trovare sentieri alternativi…
Io sono qua, aperta e in ascolto!
Uscendo dal Kinder Jorge mi ferma e mi dice “Barbara, sei sempre di corsa… vieni a bere un caffè nella mia cella!”. Guardo l’orologio , le 12,10… massi’! Il cancello del carcere chiude alle 12,30, e devo ancora fare mille cose, ma un invito di cuore come questo non ha prezzo! Facciamo tante chiacchiere, io e Jorge – chissà, anche lui aveva bisogno di fare qualche bilancio, qualche “2+2” di quest’anno – ricordiamo le tante cose fatte da quando ho iniziato a lavorare al San Pedro; ricordiamo Padre Filippo, che ha dedicato 30 anni della sua vita alla Bolivia, tra cui 10 al San Pedro… e ad un certo punto Jorge mi dice “Barbara, ti conosco da tanti anni, e ti vedo sempre assolutamente dedicata alla causa non solo dei bambini, ma anche dei detenuti… sai, io credo nel Karma, e credo che stai portando avanti una missione molto importante. Io e tanti altri qua dentro lo sentiamo! Poi chi vuole capire capisce, ma tu stai solo guadagnando punti nel tuo destino karmico”… queste parole mi hanno toccata fino in fondo al cuore, soprattutto oggi, 31 dicembre 2016, un anno in cui, per tutto quello che mi è successo, mi sono sentita smarrita, mi son sentita perdere nelle fluttuazioni del destino, mi sono chiesta tante volte se il mio camminare, il mio agire, fosse giusto.

Ho le lacrime agli occhi e Jorge mi abbraccia “Sei una donna con le palle Barbara, qualunque cosa farai nella vita, so che sarà bello! Buon anno nuovo Barbara! Grazie di cuore!”
Non ho parole, solo un sorriso e le mie lacrime con il nodo alla gola.
Ciao 2016, mi hai portato tanto dolore, tante delusioni e tanta amarezza ma, come si dice, il dolore se non ti uccide ti rende più forte e saggio… e allora grazie anche a te, 2016, che con tutti questi scogli forse mi volevi spronare ad essere migliore!
Vi abbraccio tutti con le lacrime agli occhi e la speranza che questo 2017 sia un anno ricco di belle novità e soprattutto di nuovi orizzonti per tutti noi! In fondo sta solo a noi decidere il nostro cammino!

La vostra Barbara

lunedì 26 settembre 2016

Cena di solidarietà a Sorrivoli 15 ottobre 2016


SABATO 15 OTTOBRE 2016 ore 20.00
CASTELLO DI SORRIVOLI (FC)

L’ASSOCIAZIONE LABORATORIO SOLIDALE
Vi invita alla
Cena di Solidarietà
per i bambini e i detenuti
del Carcere San Pedro e Chonchocoro di La Paz (Bolivia)

I fondi raccolti saranno devoluti al
Centro Educativo “Alegría” del Carcere San Pedro di La Paz  
e al progetto di reinserimento post-penitenziario “Casa Solidaria”.

Durante la serata verranno raccontati gli sviluppi dei progetti realizzati.
Sarà inoltre possibile acquistare artigianato boliviano per sostenere l'associazione e i suoi progetti.
    
Costo della cena:
€ 20,00 adulti e € 10,00 per ragazzi fino ai 15 anni

Vi preghiamo di confermare la vostra adesione

chiamando entro martedì 11 ottobre 2016

al 320 8620194 o scrivendo una mail a magababa67@hotmail.com
 
 
qui sotto la locandina