Da: barbara magalotti magababa67@hotmail.com
Data: Thu, 1 Jan 2015 22:33:07 +0000
Oggetto: Mille possibili Vigilie
Ecco sdoganato anche il 2015! Davanti a noi un altro anno pieno di nuovi obiettivi e mete, di speranze e propositi...
Come spesso accade, devo al San Pedro e ai suoi “abitanti” molte delle riflessioni che mi hanno accompagnata e continuano ad accompagnarmi in questi giorni, e che in certi momenti si trasformano in “vampate di emozioni” che reclamano a gran forza l'uscita e l'espressione fisica: le lacrime.
La riflessione più ridondante in questi giorni è quella del senso della “Vigilia” come momento di “veglia”, di attività e di “insonnia volontaria” nell'attesa di un evento preciso, nell'attesa di un “domani” portatore di valore....e proprio come vuole il termine, tutta la settimana precedente al Natale, è stata per me un susseguirsi di impegni e di lavoro, di visite ai detenuti e alle famiglie dei bambini, di intensa attività sociale e umana, come una “insonnia volontaria” di preparazione al Natale...e la vigilia di Natale in carcere è stata veramente “Vigilia”...
Nella sezione di Chonchocorito, con i miei allievi del corso di italiano di quest'anno, abbiamo condiviso il pranzo: le tanto agognate lasagne del mitico Lucio! Ho radunato una quindicina di galeotti e abbiamo passato un paio d'ore molto belle, dove a parte le grandi risate e le solite battute sconce da scaricatori di porto, abbiamo parlato del senso della Libertà e della Detenzione/Dipendenza. Abbiamo parlato di come Libertà non significhi solo il fatto di non essere in prigione, ma possa avere tante facce: Libertà fisica, psicologica, mentale, emotiva… di come la Dipendenza (fisica o psicologica, da sostanze, da persone, dal denaro, dal gioco, da certe relazioni, ecc.) possa costituire una forma di Detenzione ancor più subdola e opprimente della detenzione fra le quattro mura di un carcere...quasi tutti i ragazzi hanno detto la loro in merito, e ad un certo punto si è proprio creata la dimensione del dibattito con una partecipazione molto sentita. Qualcuno ha anche raccontato qualche aneddoto sulla propria vita, rimarcando l'importanza di non perdere mai la Speranza, questo valore così importante e così intimamente connesso con il valore della Libertà: la Speranza in una vita diversa, diventa il trampolino di lancio per la Libertà di Cambiare, Libertà di Sognare, Libertà di Immaginarsi e sperimentarsi mentalmente con un nuovo “Io” più positivo e propositivo!
Mi viene da dire: Speranza come “Vigilia” della Libertà e di una Nuova Vita.
Dopo il pranzo, e la bellissima chiacchierata con i galeotti di Chonchocorito, Julio il Colombiano era già pronto con il suo caffè fumante che abbiamo condiviso con Marcelo e Miguel nella sua cella (piccola ma tanto accogliente) insieme ad un buon panettone “che fa sempre tanto Natale!!”. Qualche giorno prima avevo chiesto a Julio (noto per le sue doti culiniarie da maestro fornaio!) di prepararmi qualcosa di buono da portare ai “disgraziati” di Muralla… e chiaramente lui, nonostante il giorno di festa e la colica renale della settimana prima (ovviamente niente ospedale, niente visita medica, niente visita specialistica e niente ecografia… perché sotto le feste non c'è sufficiente personale della polizia e dunque non c'è la disponibilità di accompagnarlo fuori dal carcere…), mi ha risposto tutto felice che era un gran piacere darmi una mano, e che lo avrebbe fatto col cuore e con affetto, soprattutto perché era per far passare una bel momento agli “Ammurallati”… Dunque tra un caffè, un panettone e due chiacchiere ho potuto osservare Julio che lavorava l'impasto del pane, farciva i panini con dei piccoli wurstel e una salsa piccante (dove diavolo li aveva trovati???), infornava, controllava, spennellava con albume d'uovo i panini a metà cottura, per dar loro un'aspetto dorato: ha ripetuto tutta la sequenza per due o tre padelloni fino a sfornare una cinquantina di panini: un vero e proprio artista all'opera, che si muoveva in quel metro quadrato come in una danza, come se si fosse trovato in una grande cucina di un forno artigianale… sempre con il sorriso e la battuta pronta a sdrammatizzare la propria condizione detentiva, il fatto di avere la famiglia lontana, la sua colica renale e l'impossibilità di andare all'ospedale a farsi visitare da uno specialista... Poi, per completare l'opera mi ha preparato due scatole di cartone dove ha confezionato con cura i panini, affinché potessi arrivare al cancello d'ingresso e poi a Muralla, senza strane “perdite” di viveri per la strada…
La cucina e il lavoro creativo di Julio come piacevole Vigilia, ed energia positiva per contribuire al bel momento con i detenuti di Muralla.
Durante il tragitto dall'ingresso del carcere alla Sezione Muralla, camminando per il buio e stretto corridoio, mi viene spesso da pensare al senso di Isolamento e Segregazione che possono vivere i detenuti che vi abitano. Ma arrivati in fondo al corridoio, il puzzo di piscio e di sporco ti penetra nelle narici e nei polmoni così profondamente, che mentre aspetti che il poliziotto riesca ad aprire il lucchetto arrugginito che sigilla la porta di ferro, paradossalmente non vedi l'ora di entrare: per non dover continuare ad assorbire quell'odore nauseabondo e rivoltante! “Quanto state?” “Portiamo dei panini ai detenuti e facciamo due chiacchiere… una mezzoretta sicuro!”
Il poliziotto ci apre la porta di ferro mezzo sgangherata e ce la richiude dietro le spalle, sbattendola forte. “È arrivata l'hermana Barbara!! Venite ragazzi!!!”
Cominciano a far capolino dalle “tane” baraccate i disgraziati di Muralla, sorridenti, contenti… glielo avevo promesso che sarei passata il 24 per fare loro gli auguri di Natale, come tutti gli anni! Il delegato di Sezione mi abbraccia e ci accomodiamo tutti nella piccola cappellina che hanno ricavato in mezzo alle celle: una stanzetta di circa 4 mt. x 2 , che hanno ristrutturato e riverniciato loro stessi, e che viene utilizzata per fare le riunioni di sezione e per accogliere gli ospiti che di tanto in tanto vanno a salutare i detenuti. Ci sediamo tutti in circolo e Ricardo mi chiede di dire due parole. Sono un po' emozionata, però saluto i ragazzi “Cari amici! Grazie per la vostra bella accoglienza, auguro a tutti voi un buon Natale e soprattutto calma, determinazione e forza per andare avanti in questa situazione detentiva. Spero davvero che al più presto si sbroglino tutte le vostre situazioni legali, sia per chi è in attesa di libertà, per chi è in attesa di sentenza, per chi di uscire dall'isolamento… e per chi invece ha una condanna molto lunga auguro di mantenere la calma e considerare questo momento della vita come un momento di riflessione. Auguro a tutti voi e anche a me stessa la serenità di affrontare i problemi di tutti i giorni…”, poi chiedo ai ragazzi di dire ad alta voce il loro nome, un proponimento e un desiderio per il futuro. Tutti ascoltano in silenzio le brevi parole che ognuno pronuncia: chi si augura di uscire presto, chi di poter riabbracciare la famiglia, chi augura salute e serenità alla sua famiglia nonostante lo abbiano dimenticato, chi si ricorda degli ammalati negli ospedali gli anziani e le persone sole, chi di mantenere l'ottimismo e la speranza qualunque cosa succeda, chi mi augura personalmente salute e forza per continuare nel mio volontariato con i detenuti… l'emozione aumenta e quando terminano di fare il giro riprendo la parola e li ringrazio col cuore, perché ognuno di quei desideri era anche il mio… la commozione è grande e le lacrime cominciano ad uscire, con qualche singhiozzo… un giovane ragazzo ecuadoreño mi passa la sua carta igienica e con gli occhi lucidi mi guarda sorridendo con una profondità che mi trafigge il cuore… mi trovo in mezzo ad una cinquantina di persone detenute, in isolamento, e non so perché proprio loro riescono a risvegliare in me il profondo senso della condivisione e della solidarietà. Proprio loro che sono dimenticati dalle loro famiglie, dallo stato, dalla legge, proprio loro che forse avrebbero ragione di maledire il mondo invece pregano per gli anziani, per i loro familiari, per le persone sole e per gli ammalati negli ospedali, perchè loro sì che stanno male, e stanno molto peggio di quanto non stia un detenuto in un carcere…
Mentre distribuisco i panini ad uno ad uno i ragazzi mi salutano, mi ringraziano e mi augurano le cose più belle.
È passata quasi un'ora e non ce ne siamo accorti… il delegato di sezione e qualche detenuto mi accompagna alla porta di ferro chiacchierando. Un ragazzo mi chiede se non ho paura a lavorare al San Pedro e Ricardo risponde “Ahi no! Desde cuando la conozco, la Barbarita siempre anda solita y nunca se desanima!” Mi viene da sorridere: è vero, ormai il San Pedro è come casa mia, dunque vado sempre sola, come tra le stanze di una casa che conosco molto bene, ma sul fatto di non disanimarmi… beh, a volte un misto di rabbia e frustrazione mi fanno sentire impotente e incapace di risolvere le situazioni e passo momenti di incazzatura e impazienza pesanti…
Ma come dico sempre: Per fortuna ci sono i bambini! E per fortuna ci sono i miei amati galeotti, che con la loro semplicità e rozzaggine, ma con una profondità senza eguali, mi sanno far ritrovare il mio “Nord” e la voglia di proseguire in questo strano cammino che mi sono scelta!
“Feliz Navidad Barbarita, que Dios te bendiga siempre! Gracias por estar con nosotros en Nochebuena”. Grazie a voi ragazzi, per questo bel regalo che mi avete fatto...
Una Vigilia di Natale nel vero senso della parola!
L'altra sera mi arriva un sms da un numero sconosciuto: comincio a leggere e poi man mano capisco…
“Barbara, grazie per averci donato un Natale bellissimo, soprattutto a chi di noi ha la famiglia lontana. Ti auguriamo sempre il meglio e che questo nuovo anno 2015 sia pieno di benedizioni. L'amore, la speranza, la forza e la salute siano nella tua vita. Noi ti pensiamo sempre. Specialmente quando non riusciamo a capire le nostre colpe e le nostre sconfitte, anche solo incontrando un'anima come la tua, la vita ritrova il senso per amare, essere, ed essere vissuta. Grazie. Ricardo Muralla”… ho il nodo alla gola e una lacrima scende mentre leggo fino alla fine…
Sento in queste parole tutta la forza dell'umiltà e della speranza: sento nel mio cuore una commozione forte, per questo augurio di “Buon Anno” così profondo e prezioso…
Mi sento piccola piccola. Ma cammino… muovo questi primi passi nel 2015 con il bagaglio leggero dei miei sogni e delle mie speranze!
Buon anno a tutti, con tutto il cuore!
La vostra Barbara
Laboratorio Solidale: per un mondo più giusto (progetti solidali, educativi e formativi per minori e adulti in carcere, avviamento al lavoro di ex carcerati, eventi culturali, artistici, musicali e letterari…) con la tua mano!
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venerdì 2 gennaio 2015
mercoledì 7 maggio 2014
Sono appena uscita da Chonchocoro, dopo l’ultima sessione del ciclo di Cineforum…
di Barbara Magaolotti
È stata una giornata molto intensa, e sicuramente già durante il viaggio di andata covavo qualcosa dentro al cuore, come la consapevolezza che sarebbe stato difficile incontrarsi per l’ultima volta con questo gruppo di detenuti…
Oggi, ho tentato di portare la macchina fotografica, perché volevo fare qualche foto da condividere con loro e da lasciare come ricordo di questo breve percorso fatto insieme. Nonostante il permesso ricevuto personalmente dal direttore del carcere, ai tre posti di blocco di polizia mi hanno fatto il terzo grado per poter entrare… che fatica… Di nuovo la percezione del forte isolamento che devono vivere queste persone…
L’ultimo film che ho proposto era Amigos intocables (in Italia Quasi amici), la storia vera di una amicizia fra un ragazzo di origine senegalese e un tetraplegico ricchissimo, ambientata a Parigi. È piaciuto tantissimo e alla fine della proiezione tutti i partecipanti hanno applaudito… quasi come un applauso corale a tutto il cineforum: è stato molto emozionante. I ragazzi non sapevano che non sarei più andata a Chonchocoro, perché aspettavo il momento del “dopo film” per dirglielo… Già alle ultime battute del film avevo cominciato a piangere, e a dire il vero mi chiedevo anche il perché, visto che il film l’ho visto più di 5 o 6 volte e l’ultima volta l’ho visto qualche giorno prima del cineforum per essere certa che il dvd fosse a posto e non avesse problemi… mentre mi soffiavo il naso un detenuto mi si avvicina e mi abbraccia e mi dice “Le separazioni sono sempre molto difficili”: ecco che il pianto ha cominciato a diventare un singhiozzo senza via di ritorno e Felipe mi ha abbracciata ancora più forte, come a volermi consolare…mi sono sentita piccola piccola… come sempre sono “gli ultimi” che mi dimostrano che la vita è bella nonostante tutto e che le relazioni umane, sono ciò che conta e che da senso ai nostri giorni. Dopo il pranzo siamo ritornati nella sala del cineforum e abbiamo riflettuto insieme, come sempre, sui contenuti del film e, trattenendo le lacrime a fatica, ho annunciato che presto sarei partita per l’Italia, e che era il nostro ultimo incontro, ringraziando tutti i partecipanti per avermi dato la possibilità di sperimentarmi in questa bellissima attività, e soprattutto per le bellissime riflessioni e contributi personali che ognuno di loro ha regalato a me e agli altri. Raul ha preso la parola e ha espresso la sua gratitudine per l’attività svolta e i bei momenti passati insieme, sottolineando come nel carcere di massima sicurezza Chonchocoro non sia mai successo che tante persone (circa 50 ogni volta) si riunissero dalla mattina alla sera e soprattutto si aprissero a riflessioni anche profonde, personali… mi ha augurato buon viaggio, chiedendomi a nome di tutti di ripetere questa bella esperienza il prossimo anno. Quando è partito l’applauso e le grida dei detenuti hanno invaso la sala, ormai avevo il rimmel spalmato su tutta la faccia e il naso che mi colava irrimediabilmente (il pezzetto di carta igienica che qualcuno mi aveva prestato era ormai zuppo…): uno alla volta sono passati in processione a salutarmi e a dirmi le cose più belle del mondo, dandomi abbracci e strette di mano con gli occhi negli occhi che non potrò mai dimenticare… anche gli irrimediabili “duri” mi hanno donato parole di una profondità senza eguali.
Prima di uscire, sono passata a salutare i detenuti nella sezione di isolamento (una gabbia di filo di ferro… una prigione nella prigione…) e mi sono seduta vicino alla rete di ferro, chiacchierando un po’ del più e del meno. Ad un certo punto ci siamo messi a cantare, a turno a cappella, e il vento e il freddo dell’altipiano sono svaniti come per incanto… poi un poliziotto si è avvicinato e anche lui sorridendo si è messo ad ascoltare quella stramba jam session di voci sgangherate ma piene di energia che stranamente allietava il tardo pomeriggio del carcere di massima sicurezza. La cosa più bella è stata che il poliziotto ad un certo punto si è allontanato e dopo poco è tornato portandoci del te caldo….incredibile il potere emozionale della musica, la sua capacità di unire….uno dei ragazzi mi dice “Barbara, lo sai che quando passi di qui, prima di uscire il martedì pomeriggio, per me è come una boccata d’aria pura? Anche solo questa oretta che passiamo a chiacchierare, mi fa dimenticare per un attimo, dove sono e quanto tempo ci devo restare! Grazie per venirci a trovare!”: altra preziosa perla di umanità che porto via con me da questa esperienza a Chonchocoro… È stata dura dire anche a loro che era l’ultima volta che andavo…
L’altro giorno sono andata a salutare le mie tenere belve feroci del corso di italiano al San Pedro… appena entro nella sezione Jorge il messicano mi guarda con la fronte corrugata e il muso duro “Perché sei venuta oggi?? Dovevi venire la settimana prossima… vai via vero? Non vieni più a trovarci!” ecco, un bel pugno nello stomaco… in ordine sparso arrivano i miei sgallonatissimi studenti e fanno crocchio attorno a me… “Bando alle ciance ragazzi! Vi ho portato le lasagne!!!” e in quel momento spariscono tutti a cercare un contenitore, un barattolo, un piatto, un coperchio, qualsiasi qualcosa possa servire per ricevere la lasagna… e tornano correndo felici come bambini davanti al regalo più bello che avessero mai potuto immaginare! Divorano letteralmente le lasagne in un nanosecondo, e con la faccia soddisfatta mi dicono “Erano squisite!!! Complimenti al cuoco!!! Non ce le scorderemo mai!!!”. Che teneri… Mi fermo un po’ con loro e ci sediamo attorno a un tavolo chiacchierando e comincia un approfondito terzo grado sulla mia vita (ovviamente quella privata!), mancava solo il faretto puntato negli occhi. Curiosi e pettegoli!!! Qualcuno dice “Insomma, sono fatti suoi se non è sposata!”, e Javier “Barbara, una curiosità: quanti anni hai?” e Jorge (che durante questi mesi il terzo grado me lo ha fatto a rate!) “Ha quasi 47 anni, li compie ad agosto”, mentre qualcuno non vuole credere alla mia età, Javier mi sorride soddisfatto e mi stringe la mano e mi mette una mano sulla spalla “Sei una grande! Single per scelta e trovi il tempo per venire a dare lezioni di italiano a noi! Sei una pazza scatenata! Ti voglio bene Barbara, mi mancherai!”. Mi mancherete anche voi ragazzacci… Jorge è triste e cerca di evitare di guardarmi, mi saluta con un abbraccio e si allontana senza voltarsi, allora lo chiamo “Jorge! Guarda che vi passo a trovare la settimana prossima!”, si gira, vedo che ha gli occhi lucidi e non insisto…i ragazzi mi salutano con il classico saluto da banda di strada che ormai in San Pedro faccio con tutti (un “cinque” in orizzontale e poi pugno contro pugno).
Li guardo mentre si allontanano e sento di volere un bene tremendo a questi galeotti, che a volte mi fanno incazzare tremendamente, ma che il più delle volte sanno arrivare proprio dritto al centro del mio cuore…
Penso a questi mesi passati qui con i bambini, con i detenuti, e mi rendo conto che le giornate non sono mai una uguale all’altra…mille storie, mille mondi interiori, mille universi emozionali che mi aprono la loro porta invitandomi a condividere le loro esperienze, insegnandomi ogni giorno cose nuove e facendomi conoscere lati luminosi e oscuri di me stessa… facendomi scoprire che la vita è un cammino a volte duro, difficile ma anche incredibilmente bello e pieno di sorprese inaspettate… basta continuare a camminare, seppur con l’ansia (… la mia fedelissima compagna di viaggio!) ma senza paura, con l’entusiasmo di un bambino alla scoperta del percorso che decidiamo di intraprendere…
Miguel, un detenuto di Chonchocoro mi ha scritto un biglietto:
Barbara, grazie per aver condiviso con noi le tue idee e i tuoi pensieri. Grazie davvero per il tuo impegno con noi, senza chiedere niente in cambio: continua così! Che Dio ti benedica, te lo auguro con il cuore! Che Dio ti guidi per tutto il cammino che intraprenderai. Grazie, grazie, grazie. Ti aspettiamo presto, non ti perdere per troppo tempo. Buona fortuna per tutto quello che farai. Ti apprezziamo molto:
tutti i tuoi amici di Chonchocoro.
Credo proprio di avere la fortuna di essere incappata in un cammino meraviglioso!
Buon cammino a tutti!!!
Un abbraccio forte e affettuoso dalla vostra Barbara
È stata una giornata molto intensa, e sicuramente già durante il viaggio di andata covavo qualcosa dentro al cuore, come la consapevolezza che sarebbe stato difficile incontrarsi per l’ultima volta con questo gruppo di detenuti…
Oggi, ho tentato di portare la macchina fotografica, perché volevo fare qualche foto da condividere con loro e da lasciare come ricordo di questo breve percorso fatto insieme. Nonostante il permesso ricevuto personalmente dal direttore del carcere, ai tre posti di blocco di polizia mi hanno fatto il terzo grado per poter entrare… che fatica… Di nuovo la percezione del forte isolamento che devono vivere queste persone…
L’ultimo film che ho proposto era Amigos intocables (in Italia Quasi amici), la storia vera di una amicizia fra un ragazzo di origine senegalese e un tetraplegico ricchissimo, ambientata a Parigi. È piaciuto tantissimo e alla fine della proiezione tutti i partecipanti hanno applaudito… quasi come un applauso corale a tutto il cineforum: è stato molto emozionante. I ragazzi non sapevano che non sarei più andata a Chonchocoro, perché aspettavo il momento del “dopo film” per dirglielo… Già alle ultime battute del film avevo cominciato a piangere, e a dire il vero mi chiedevo anche il perché, visto che il film l’ho visto più di 5 o 6 volte e l’ultima volta l’ho visto qualche giorno prima del cineforum per essere certa che il dvd fosse a posto e non avesse problemi… mentre mi soffiavo il naso un detenuto mi si avvicina e mi abbraccia e mi dice “Le separazioni sono sempre molto difficili”: ecco che il pianto ha cominciato a diventare un singhiozzo senza via di ritorno e Felipe mi ha abbracciata ancora più forte, come a volermi consolare…mi sono sentita piccola piccola… come sempre sono “gli ultimi” che mi dimostrano che la vita è bella nonostante tutto e che le relazioni umane, sono ciò che conta e che da senso ai nostri giorni. Dopo il pranzo siamo ritornati nella sala del cineforum e abbiamo riflettuto insieme, come sempre, sui contenuti del film e, trattenendo le lacrime a fatica, ho annunciato che presto sarei partita per l’Italia, e che era il nostro ultimo incontro, ringraziando tutti i partecipanti per avermi dato la possibilità di sperimentarmi in questa bellissima attività, e soprattutto per le bellissime riflessioni e contributi personali che ognuno di loro ha regalato a me e agli altri. Raul ha preso la parola e ha espresso la sua gratitudine per l’attività svolta e i bei momenti passati insieme, sottolineando come nel carcere di massima sicurezza Chonchocoro non sia mai successo che tante persone (circa 50 ogni volta) si riunissero dalla mattina alla sera e soprattutto si aprissero a riflessioni anche profonde, personali… mi ha augurato buon viaggio, chiedendomi a nome di tutti di ripetere questa bella esperienza il prossimo anno. Quando è partito l’applauso e le grida dei detenuti hanno invaso la sala, ormai avevo il rimmel spalmato su tutta la faccia e il naso che mi colava irrimediabilmente (il pezzetto di carta igienica che qualcuno mi aveva prestato era ormai zuppo…): uno alla volta sono passati in processione a salutarmi e a dirmi le cose più belle del mondo, dandomi abbracci e strette di mano con gli occhi negli occhi che non potrò mai dimenticare… anche gli irrimediabili “duri” mi hanno donato parole di una profondità senza eguali.
Prima di uscire, sono passata a salutare i detenuti nella sezione di isolamento (una gabbia di filo di ferro… una prigione nella prigione…) e mi sono seduta vicino alla rete di ferro, chiacchierando un po’ del più e del meno. Ad un certo punto ci siamo messi a cantare, a turno a cappella, e il vento e il freddo dell’altipiano sono svaniti come per incanto… poi un poliziotto si è avvicinato e anche lui sorridendo si è messo ad ascoltare quella stramba jam session di voci sgangherate ma piene di energia che stranamente allietava il tardo pomeriggio del carcere di massima sicurezza. La cosa più bella è stata che il poliziotto ad un certo punto si è allontanato e dopo poco è tornato portandoci del te caldo….incredibile il potere emozionale della musica, la sua capacità di unire….uno dei ragazzi mi dice “Barbara, lo sai che quando passi di qui, prima di uscire il martedì pomeriggio, per me è come una boccata d’aria pura? Anche solo questa oretta che passiamo a chiacchierare, mi fa dimenticare per un attimo, dove sono e quanto tempo ci devo restare! Grazie per venirci a trovare!”: altra preziosa perla di umanità che porto via con me da questa esperienza a Chonchocoro… È stata dura dire anche a loro che era l’ultima volta che andavo…
L’altro giorno sono andata a salutare le mie tenere belve feroci del corso di italiano al San Pedro… appena entro nella sezione Jorge il messicano mi guarda con la fronte corrugata e il muso duro “Perché sei venuta oggi?? Dovevi venire la settimana prossima… vai via vero? Non vieni più a trovarci!” ecco, un bel pugno nello stomaco… in ordine sparso arrivano i miei sgallonatissimi studenti e fanno crocchio attorno a me… “Bando alle ciance ragazzi! Vi ho portato le lasagne!!!” e in quel momento spariscono tutti a cercare un contenitore, un barattolo, un piatto, un coperchio, qualsiasi qualcosa possa servire per ricevere la lasagna… e tornano correndo felici come bambini davanti al regalo più bello che avessero mai potuto immaginare! Divorano letteralmente le lasagne in un nanosecondo, e con la faccia soddisfatta mi dicono “Erano squisite!!! Complimenti al cuoco!!! Non ce le scorderemo mai!!!”. Che teneri… Mi fermo un po’ con loro e ci sediamo attorno a un tavolo chiacchierando e comincia un approfondito terzo grado sulla mia vita (ovviamente quella privata!), mancava solo il faretto puntato negli occhi. Curiosi e pettegoli!!! Qualcuno dice “Insomma, sono fatti suoi se non è sposata!”, e Javier “Barbara, una curiosità: quanti anni hai?” e Jorge (che durante questi mesi il terzo grado me lo ha fatto a rate!) “Ha quasi 47 anni, li compie ad agosto”, mentre qualcuno non vuole credere alla mia età, Javier mi sorride soddisfatto e mi stringe la mano e mi mette una mano sulla spalla “Sei una grande! Single per scelta e trovi il tempo per venire a dare lezioni di italiano a noi! Sei una pazza scatenata! Ti voglio bene Barbara, mi mancherai!”. Mi mancherete anche voi ragazzacci… Jorge è triste e cerca di evitare di guardarmi, mi saluta con un abbraccio e si allontana senza voltarsi, allora lo chiamo “Jorge! Guarda che vi passo a trovare la settimana prossima!”, si gira, vedo che ha gli occhi lucidi e non insisto…i ragazzi mi salutano con il classico saluto da banda di strada che ormai in San Pedro faccio con tutti (un “cinque” in orizzontale e poi pugno contro pugno).
Li guardo mentre si allontanano e sento di volere un bene tremendo a questi galeotti, che a volte mi fanno incazzare tremendamente, ma che il più delle volte sanno arrivare proprio dritto al centro del mio cuore…
Penso a questi mesi passati qui con i bambini, con i detenuti, e mi rendo conto che le giornate non sono mai una uguale all’altra…mille storie, mille mondi interiori, mille universi emozionali che mi aprono la loro porta invitandomi a condividere le loro esperienze, insegnandomi ogni giorno cose nuove e facendomi conoscere lati luminosi e oscuri di me stessa… facendomi scoprire che la vita è un cammino a volte duro, difficile ma anche incredibilmente bello e pieno di sorprese inaspettate… basta continuare a camminare, seppur con l’ansia (… la mia fedelissima compagna di viaggio!) ma senza paura, con l’entusiasmo di un bambino alla scoperta del percorso che decidiamo di intraprendere…
Miguel, un detenuto di Chonchocoro mi ha scritto un biglietto:
Barbara, grazie per aver condiviso con noi le tue idee e i tuoi pensieri. Grazie davvero per il tuo impegno con noi, senza chiedere niente in cambio: continua così! Che Dio ti benedica, te lo auguro con il cuore! Che Dio ti guidi per tutto il cammino che intraprenderai. Grazie, grazie, grazie. Ti aspettiamo presto, non ti perdere per troppo tempo. Buona fortuna per tutto quello che farai. Ti apprezziamo molto:
tutti i tuoi amici di Chonchocoro.
Credo proprio di avere la fortuna di essere incappata in un cammino meraviglioso!
Buon cammino a tutti!!!
Un abbraccio forte e affettuoso dalla vostra Barbara
domenica 2 marzo 2014
Il cielo è una coperta azzurra… diario boliviano dalle carceri e non solo
di Barbara Magalotti
Oggi è una bellissima giornata di sole e il cielo sembra una coperta azzurra messa dietro all’altipiano in mezzo al quale spicca l’Illimani, con le sue cime innevate! Sto uscendo da una tre giorni di influenza e febbrona, e per fare onore a questa calda giornata mi sono vestita di rosso e ho messo il naso fuori di casa per fare una bella passeggiata! Così senza una meta mi sono infilata al mercato Sopocachi, come una turista in vacanza, curiosando di qua e di la’ tra le bancherelle, e mi sono lasciata convincere da una chola a comprare tutto il necessario per “Challar” la casa: petali di fiori, stelle filanti, semi vari colorati d’oro e d’argento, palline di zucchero, petardi e alcol…non posso certo arrivare al “martes de challa” senza l’armamentario per benedire la casa e ricordarmi di ringraziare la onnipresente Pacha Mama con dolcetti e alcol… come non posso mancare di scacciare gli spiritelli più cattivelli facendo esplodere i petardi davanti alla porta di casa!!! Mamma mia è già Carnevale….per le strade è tutto uno scoppiettare di petardi, un susseguirsi di bancarelle che vendono maschere, schiuma, palloncini, stelle filanti, trombette, impermeabili usa e getta…le mie gambe mi portano fino al Prado dove bande avversarie di ragazzi sono in “assetto di guerra” con le loro “munizioni” di schiuma e palloncini d’acqua nei loro zaini…moltissimi in maschera, anche gente adulta, con facce dipinte o parrucche multicolori e il sorriso stampato sul viso! Per evitare il peggio (vista anche la mia bronchite in piena evoluzione), cambio direzione e dopo un bel giro, tra i saliscendi delle vie della città, me ne torno a casa soddisfatta!
Erano secoli che non riuscivo a trovare un momento per camminare senza meta e senza l’ossessione dell’orologio…mi accorgo che le settimane da fine gennaio ad oggi sono letteralmente volate! Davvero intensissime di lavoro, casini, emergenze (sempre e comunque al top nella classifica!!), ma anche tanta bellissima, profondissima, umanità che mi si è stampata perennemente nell’anima. Nonostante la stanchezza, come sempre il lavoro in carcere mi ha regalato momenti indimenticabili e tanti spunti di riflessione e crescita personale…
Ho cominciato il corso di italiano al San Pedro, nella sezione “Chonchocorito”, una sezione che ospita per la maggior parte, persone in terapia per tossicodipendenza… il delegato di sezione mi ha consegnato la lista dei partecipanti: 76 iscritti!!! “No José, 76 non è proprio il caso! NO!” “Ma Barbara, vogliono farlo tutti il corso di italiano…non puoi provarci? Se vuoi ti diamo il patio e mettiamo su l’impianto col microfono (a quel punto stavo scoppiando in una risata!)” “Massimo 35 alunni! E son già troppi!”. Per farla corta, ho dovuto fare un sorteggio selvaggio ed escludere più della metà degli iscritti…ma son bastate 3 lezioni per “scremare” ulteriormente il gruppo e raggiungere un numero decente di partecipanti…
Faccio fatica a descriverveli… Provate ad immaginare una classe di 35 studenti indisciplinati, un branco di galeotti cotti e stracotti, uno più sgallonato dell’altro… e tutti stipati in un piccolo ambiente angusto… Alla fine di ogni lezione mi ci vogliono due giorni per recuperare la voce, ma devo dire che, tutto sommato non mi posso lamentare dell’andazzo. E non sono lezioncine di un’ora: sono quasi 3 ore!!! Certo, all’inizio davvero mi sembrava di aver di fronte la classica casistica di una classe di adolescenti: il tipo duro che ti guarda dall’alto al basso, il giullare sempre pronto a dirne una, il super-timido, il secchione, l’intelligente con propensione per le lingue, quello che proprio non ce la puo’ fare, l’addormentato, e ovviamente il gruppetto in fondo al loggione che fa casino… ma anche quelli che si sono accaparrati i primi posti davanti (ed è ormai il loro posto fisso) dimostrando un reale interesse e che mi fanno anche domande intelligenti!!! No ragazzi… non potete immaginare le risate…ma le risate a crepapelle che ci facciamo!!!! L’altro giorno ho tradotto le parti del corpo umano. Ovviamente Marcelo osserva “Barbara, però ci devi dire TUTTE le parti del corpo!” “Certo Marcelo!” e cosi’ ovviamente ho nominato TUTTE le parti del corpo, delle quali hanno ovviamente voluto sapere anche la traduzione nel gergo volgare…devo dire che è stata una delle lezioni in cui hanno dimostrato più attenzione in assoluto!!! Fantastici!!! Ma la cosa più bella è che ad un certo punto ero li’, con fare da insegnante, che scrivevo alla lavagna delle gran parolacce come se fosse una lezione di alta classe!!! Ahahahahaha!!! Fantastico!!!
La classe si sta trasformando piano piano… Dopo qualche lezione il “super-duro” si è ammorbidito, alza spesso la mano per rispondere a quesiti-spot, e mi viene a chiedere consigli per come fare i compiti; il giullare ha subito imparato in italiano “Chiudi la bocca!” “Chiudi il becco!” e “Silenzio!” e mi da una mano a riprendere le fila della situazione quando il casino sovrasta la lezione; il timido ha superato se stesso, e si alza in piedi e legge ad alta voce dei testi in italiano; quelli del loggione sono stati immediatamente trasferiti di tre file in avanti e non possono più fare casino; l’addormentato viene interrogato più spesso così non fa in tempo ad assopirsi; quello che proprio non ce la può fare è aiutato dal mio gruppo di fans della prima fila… credo davvero di essere felice durante le lezioni… mi sento così accolta da questo branco di galeotti… e poi sono così teneri… alla fine delle lezioni, dopo che ho assegnato i compiti, i ragazzi in processione passano per un abbraccio e un bacio e ci scappa sempre un “Grazie hermana Barbara!” “Davvero grazie per il tuo tempo!” o qualcosa di simile… chi mi lascia un cioccolatino, chi una frutta, chi mi restituisce la penna dalla settimana prima… e non crediate che sia troppo “morbida” come insegnante: le mie origini austriache si fanno sentire anche con sonori urli per richiamare all’ordine, per non parlare dei voti sui compiti (sono una strega!!)… ma nonostante questo sento che questi ragazzacci stanno apprezzando molto questo momento insieme. A prescindere da quello che dell’italiano riusciranno a ricordare (credo molto poco… a parte le parti basse del corpo e in gergo volgare!!!), credo che la cosa più importante per loro sarà quella di essere riusciti a frequentare un corso, essere riusciti ad arrivare puntuali (nei limiti del possibile), soprattutto essere riusciti a concentrarsi, anche se per poco, su qualcosa che non sia la loro detenzione e lo spazio fisico che li “costringe”, la routine alienante che li mortifica, l’aver capito che nel mondo forse c’è qualcuno che non fa le cose solo per soldi, ma anche solo per passione e per i suoi ideali…
Mercoledì scorso sono arrivata a Chonchocorito e mentre preparavo tutto per la lezione vedo Santiago, il super-duro, molto triste. L’ho subito percepito…gli sono andata vicino e mettendogli una mano sulla spalla gli ho chiesto “Come va Santy?... Giornata di merda?”. Mi ha guardata negli occhi, con una profondità allucinante, penetrante, che mi ha quasi fatto male…con gli occhi lucidi, in silenzio… poi ha girato la testa e con la mano mi faceva cenno di non continuare a parlare (credo che stesse piangendo)… gli ho stretto le spalle e gli ho dato una carezza sulla testa, come ad un bambino, perché erano gli occhi di un bambino quelli che ho visto… un bambino tanto triste, così lontano da casa, dalla famiglia, dagli affetti, dalle amicizie, dai punti di riferimento vitali… “Mexico è depresso!” mi dice uno dei ragazzi ridacchiando sarcasticamente. Gli rispondo “E chi non lo è in questo posto? Chi di tutti noi non lo è a volte? Ci sono giornate e giornate, ragazzi, e qui dentro se ti tocca una giornata di merda, è lunga da sfangare, per tutti!… oggi tocca a Santy essere giù. E per lui è dura ancor di più perchè è lontano dal suo paese e dalla sua famiglia… lasciatelo stare oggi, non rompetegli le palle… ok?” Nel frattempo sono arrivati tre o quattro ragazzi che si sono messi a sedere e guardandosi le mani, mi ascoltano… mi rendo conto di star esprimendo quello che ognuno di questi ragazzi prova in cuor suo, ma che fa troppo male esprimere a parole…
W il corso d’italiano, allora. Se può essere occasione anche di scambio e di riflessione socializzata!
I ragazzi del corso di italiano reclamano la mia presenza anche il martedì, per aiutarli a fare i compiti, ma il martedì è la giornata dedicata ai detenuti del carcere di massima sicurezza “Chnchocoro” e devo dire “Non posso!”.
Da inizio febbraio ho iniziato una attività con i detenuti di Chonchocoro, un cineforum con tema portante “L’Ingiustizia” e storie vere di persone che hanno lottato per un ideale (fra i titoli “The Mission” “Missisipi Burning” “Chico Mendez” “Nel nome del Padre” “Grido di Libertà” “Hotel Rwanda” e altri…). Il carcere di massima sicurezza è ubicato sull’altipiano, lontanissimo da tutto e da tutti, a circa un’ora e mezza dalla città…già solo andare e tornare è un viaggio stancante, che mette a dura prova tutte le motivazioni del mondo, ma è soprattutto un viaggio psicologico di allontanamento, isolamento dalla realtà circostante… L’ambiente è assolutamente diverso dal San Pedro: silenzio, chiusura, una cappa di depressione e oppressione che ti arriva addosso come una mazzata in faccia e non puoi fare a meno di percepirla sulla pelle, nella pancia e dentro il cuore. I delegati dei padiglioni “B” e “C” mi aspettano sempre con grande gioia, come se arrivasse la delegazione di chissachì da chissadove… abbracci, baci, strette di mano davvero piene di speranza e umanamente significative per me. Piano piano la sala dove viene proiettato il film si riempie e la partecipazione è veramente alta: circa 60 detenuti partecipanti su una popolazione di 120 di tutto il carcere! Il dibattito, le riflessioni che emergono sono bellissime: e ognuno finalmente tira fuori quello che sente e lo mette in relazione con il tema del film…la cosa più bella è che anche i detenuti del padiglione “A” hanno rotto il muro della paura e sono venuti a partecipare. Quelli dell’”A” notoriamente e da anni, non passavano dall’altra parte per problemi di minacce di morte e incompatibilità relazionali…con questo cineforum molti di loro hanno voluto “rompere” con questa “assurda tradizione” e si sono arrischiati dall’altra parte del muro…al momento non ci sono stati momenti di tensione e addirittura pranziamo tutti insieme nel refettorio che da anni non veniva più utilizzato (perché i detenuti, preso il rancio, normalmente se ne vanno nelle celle a mangiare da soli).
W anche il cineforum allora! Perché forse, attraverso questo momento, siamo riusciti a fare socializzare i detenuti fra loro, a far fare fra loro due chiacchiere mentre pranzano…
Non riesco a dirvi con le parole che grande senso di soddisfazione e di gioia sia per me vedere questi piccoli passi di socializzazione in questo posto così duro, così assolutamente alienante e “segregante”, dove un sorriso è davvero qualcosa di quasi impossibile….
Ho chiesto ai detenuti di scrivere ogni volta due righe sulle impressioni che ha lasciato o il film o la giornata passata insieme. Timidamente, qualcuno mi ha portato un bigliettino con le proprie impressioni riguardo ai film visti. Uno di loro scrive “…a causa di una emozione violenta e sicuramente senza volerlo veramente, il protagonista del film ha ucciso suo fratello. Molti di noi, dei nostri compagni detenuti hanno vissuto questa sorte, e la giustizia e la società ci considera come dei feroci, pericolosi assassini, ma non si curano di sapere come ci sentiamo per quel che abbiamo fatto… Noi viviamo questo giudizio con profondo dolore. Credo che la cosa più importante nella vita sia il senso di fratellanza”… leggendo mi sono venute le lacrime agli occhi.
In Bolivia si dice che il carcere è il posto dove arrivano quelli che “sono scivolati sul sapone”… ma chi di tutti noi è immune dall’errore? Questa è una domanda che mi pongo spesso ultimamente. E lavorare a stretto contatto con queste persone, che sono “scivolate” sulle orrende sponde del “raptus” dell’aggressività e delle proprie debolezze umane è una esperienza che mi pone tutti i giorni di fronte alla riflessione di quanto sia debole il confine che ci separa dagli impulsi del nostro inconscio…
Un giorno, durante una riflessione con i detenuti del carcere di massima sicurezza ho azzardato una riflessione ad alta voce con loro: “Se la vita è una scuola e noi siamo gli allievi, voi di Chonchocoro siete sicuramente degli studenti che hanno avuto la possibilità di una borsa di studio (molto dura, difficile e costosa in termini umani) per capire più a fondo come vanno le cose della vita. E dovete approfittare di questa esperienza del carcere per non lasciare al caso e buttare a mare la vostra “borsa di studio”… Finito questo strano e difficile “corso di studi”, se ne avrete approfittato davvero appieno, avrete acquisito moltissimo a livello umano e avrete tanto da insegnare a chi incontrate per la strada e nella vostra vita” … in quel momento nella sala c’ero solo io, unica donna, e 60 assassini, stupratori, terroristi, soggetti “socialmente pericolosi”… ma c’erano un silenzio e un’attenzione tali che energeticamente hanno rotto i muri del carcere e del pregiudizio!
Lo so… so già quello che state pensando…..sono una pazza, visionaria, una romantica idealista senza speranze….ma davvero quello che è successo a Chonchocoro quel giorno, non me lo potrò dimenticare finché vivrò! …scolara di vita di gente che è stata travolta dai propri impulsi….
Ancora una volta dico “Grazie” a questa vita che mi ha portata a condividere con gli esclusi degli esclusi una esperienza molto profonda…
Vi abbraccio tutti con tanto amore e tanta gioia di vivere!
La vostra Barbara
Oggi è una bellissima giornata di sole e il cielo sembra una coperta azzurra messa dietro all’altipiano in mezzo al quale spicca l’Illimani, con le sue cime innevate! Sto uscendo da una tre giorni di influenza e febbrona, e per fare onore a questa calda giornata mi sono vestita di rosso e ho messo il naso fuori di casa per fare una bella passeggiata! Così senza una meta mi sono infilata al mercato Sopocachi, come una turista in vacanza, curiosando di qua e di la’ tra le bancherelle, e mi sono lasciata convincere da una chola a comprare tutto il necessario per “Challar” la casa: petali di fiori, stelle filanti, semi vari colorati d’oro e d’argento, palline di zucchero, petardi e alcol…non posso certo arrivare al “martes de challa” senza l’armamentario per benedire la casa e ricordarmi di ringraziare la onnipresente Pacha Mama con dolcetti e alcol… come non posso mancare di scacciare gli spiritelli più cattivelli facendo esplodere i petardi davanti alla porta di casa!!! Mamma mia è già Carnevale….per le strade è tutto uno scoppiettare di petardi, un susseguirsi di bancarelle che vendono maschere, schiuma, palloncini, stelle filanti, trombette, impermeabili usa e getta…le mie gambe mi portano fino al Prado dove bande avversarie di ragazzi sono in “assetto di guerra” con le loro “munizioni” di schiuma e palloncini d’acqua nei loro zaini…moltissimi in maschera, anche gente adulta, con facce dipinte o parrucche multicolori e il sorriso stampato sul viso! Per evitare il peggio (vista anche la mia bronchite in piena evoluzione), cambio direzione e dopo un bel giro, tra i saliscendi delle vie della città, me ne torno a casa soddisfatta!
Erano secoli che non riuscivo a trovare un momento per camminare senza meta e senza l’ossessione dell’orologio…mi accorgo che le settimane da fine gennaio ad oggi sono letteralmente volate! Davvero intensissime di lavoro, casini, emergenze (sempre e comunque al top nella classifica!!), ma anche tanta bellissima, profondissima, umanità che mi si è stampata perennemente nell’anima. Nonostante la stanchezza, come sempre il lavoro in carcere mi ha regalato momenti indimenticabili e tanti spunti di riflessione e crescita personale…
Ho cominciato il corso di italiano al San Pedro, nella sezione “Chonchocorito”, una sezione che ospita per la maggior parte, persone in terapia per tossicodipendenza… il delegato di sezione mi ha consegnato la lista dei partecipanti: 76 iscritti!!! “No José, 76 non è proprio il caso! NO!” “Ma Barbara, vogliono farlo tutti il corso di italiano…non puoi provarci? Se vuoi ti diamo il patio e mettiamo su l’impianto col microfono (a quel punto stavo scoppiando in una risata!)” “Massimo 35 alunni! E son già troppi!”. Per farla corta, ho dovuto fare un sorteggio selvaggio ed escludere più della metà degli iscritti…ma son bastate 3 lezioni per “scremare” ulteriormente il gruppo e raggiungere un numero decente di partecipanti…
Faccio fatica a descriverveli… Provate ad immaginare una classe di 35 studenti indisciplinati, un branco di galeotti cotti e stracotti, uno più sgallonato dell’altro… e tutti stipati in un piccolo ambiente angusto… Alla fine di ogni lezione mi ci vogliono due giorni per recuperare la voce, ma devo dire che, tutto sommato non mi posso lamentare dell’andazzo. E non sono lezioncine di un’ora: sono quasi 3 ore!!! Certo, all’inizio davvero mi sembrava di aver di fronte la classica casistica di una classe di adolescenti: il tipo duro che ti guarda dall’alto al basso, il giullare sempre pronto a dirne una, il super-timido, il secchione, l’intelligente con propensione per le lingue, quello che proprio non ce la puo’ fare, l’addormentato, e ovviamente il gruppetto in fondo al loggione che fa casino… ma anche quelli che si sono accaparrati i primi posti davanti (ed è ormai il loro posto fisso) dimostrando un reale interesse e che mi fanno anche domande intelligenti!!! No ragazzi… non potete immaginare le risate…ma le risate a crepapelle che ci facciamo!!!! L’altro giorno ho tradotto le parti del corpo umano. Ovviamente Marcelo osserva “Barbara, però ci devi dire TUTTE le parti del corpo!” “Certo Marcelo!” e cosi’ ovviamente ho nominato TUTTE le parti del corpo, delle quali hanno ovviamente voluto sapere anche la traduzione nel gergo volgare…devo dire che è stata una delle lezioni in cui hanno dimostrato più attenzione in assoluto!!! Fantastici!!! Ma la cosa più bella è che ad un certo punto ero li’, con fare da insegnante, che scrivevo alla lavagna delle gran parolacce come se fosse una lezione di alta classe!!! Ahahahahaha!!! Fantastico!!!
La classe si sta trasformando piano piano… Dopo qualche lezione il “super-duro” si è ammorbidito, alza spesso la mano per rispondere a quesiti-spot, e mi viene a chiedere consigli per come fare i compiti; il giullare ha subito imparato in italiano “Chiudi la bocca!” “Chiudi il becco!” e “Silenzio!” e mi da una mano a riprendere le fila della situazione quando il casino sovrasta la lezione; il timido ha superato se stesso, e si alza in piedi e legge ad alta voce dei testi in italiano; quelli del loggione sono stati immediatamente trasferiti di tre file in avanti e non possono più fare casino; l’addormentato viene interrogato più spesso così non fa in tempo ad assopirsi; quello che proprio non ce la può fare è aiutato dal mio gruppo di fans della prima fila… credo davvero di essere felice durante le lezioni… mi sento così accolta da questo branco di galeotti… e poi sono così teneri… alla fine delle lezioni, dopo che ho assegnato i compiti, i ragazzi in processione passano per un abbraccio e un bacio e ci scappa sempre un “Grazie hermana Barbara!” “Davvero grazie per il tuo tempo!” o qualcosa di simile… chi mi lascia un cioccolatino, chi una frutta, chi mi restituisce la penna dalla settimana prima… e non crediate che sia troppo “morbida” come insegnante: le mie origini austriache si fanno sentire anche con sonori urli per richiamare all’ordine, per non parlare dei voti sui compiti (sono una strega!!)… ma nonostante questo sento che questi ragazzacci stanno apprezzando molto questo momento insieme. A prescindere da quello che dell’italiano riusciranno a ricordare (credo molto poco… a parte le parti basse del corpo e in gergo volgare!!!), credo che la cosa più importante per loro sarà quella di essere riusciti a frequentare un corso, essere riusciti ad arrivare puntuali (nei limiti del possibile), soprattutto essere riusciti a concentrarsi, anche se per poco, su qualcosa che non sia la loro detenzione e lo spazio fisico che li “costringe”, la routine alienante che li mortifica, l’aver capito che nel mondo forse c’è qualcuno che non fa le cose solo per soldi, ma anche solo per passione e per i suoi ideali…
Mercoledì scorso sono arrivata a Chonchocorito e mentre preparavo tutto per la lezione vedo Santiago, il super-duro, molto triste. L’ho subito percepito…gli sono andata vicino e mettendogli una mano sulla spalla gli ho chiesto “Come va Santy?... Giornata di merda?”. Mi ha guardata negli occhi, con una profondità allucinante, penetrante, che mi ha quasi fatto male…con gli occhi lucidi, in silenzio… poi ha girato la testa e con la mano mi faceva cenno di non continuare a parlare (credo che stesse piangendo)… gli ho stretto le spalle e gli ho dato una carezza sulla testa, come ad un bambino, perché erano gli occhi di un bambino quelli che ho visto… un bambino tanto triste, così lontano da casa, dalla famiglia, dagli affetti, dalle amicizie, dai punti di riferimento vitali… “Mexico è depresso!” mi dice uno dei ragazzi ridacchiando sarcasticamente. Gli rispondo “E chi non lo è in questo posto? Chi di tutti noi non lo è a volte? Ci sono giornate e giornate, ragazzi, e qui dentro se ti tocca una giornata di merda, è lunga da sfangare, per tutti!… oggi tocca a Santy essere giù. E per lui è dura ancor di più perchè è lontano dal suo paese e dalla sua famiglia… lasciatelo stare oggi, non rompetegli le palle… ok?” Nel frattempo sono arrivati tre o quattro ragazzi che si sono messi a sedere e guardandosi le mani, mi ascoltano… mi rendo conto di star esprimendo quello che ognuno di questi ragazzi prova in cuor suo, ma che fa troppo male esprimere a parole…
W il corso d’italiano, allora. Se può essere occasione anche di scambio e di riflessione socializzata!
I ragazzi del corso di italiano reclamano la mia presenza anche il martedì, per aiutarli a fare i compiti, ma il martedì è la giornata dedicata ai detenuti del carcere di massima sicurezza “Chnchocoro” e devo dire “Non posso!”.
Da inizio febbraio ho iniziato una attività con i detenuti di Chonchocoro, un cineforum con tema portante “L’Ingiustizia” e storie vere di persone che hanno lottato per un ideale (fra i titoli “The Mission” “Missisipi Burning” “Chico Mendez” “Nel nome del Padre” “Grido di Libertà” “Hotel Rwanda” e altri…). Il carcere di massima sicurezza è ubicato sull’altipiano, lontanissimo da tutto e da tutti, a circa un’ora e mezza dalla città…già solo andare e tornare è un viaggio stancante, che mette a dura prova tutte le motivazioni del mondo, ma è soprattutto un viaggio psicologico di allontanamento, isolamento dalla realtà circostante… L’ambiente è assolutamente diverso dal San Pedro: silenzio, chiusura, una cappa di depressione e oppressione che ti arriva addosso come una mazzata in faccia e non puoi fare a meno di percepirla sulla pelle, nella pancia e dentro il cuore. I delegati dei padiglioni “B” e “C” mi aspettano sempre con grande gioia, come se arrivasse la delegazione di chissachì da chissadove… abbracci, baci, strette di mano davvero piene di speranza e umanamente significative per me. Piano piano la sala dove viene proiettato il film si riempie e la partecipazione è veramente alta: circa 60 detenuti partecipanti su una popolazione di 120 di tutto il carcere! Il dibattito, le riflessioni che emergono sono bellissime: e ognuno finalmente tira fuori quello che sente e lo mette in relazione con il tema del film…la cosa più bella è che anche i detenuti del padiglione “A” hanno rotto il muro della paura e sono venuti a partecipare. Quelli dell’”A” notoriamente e da anni, non passavano dall’altra parte per problemi di minacce di morte e incompatibilità relazionali…con questo cineforum molti di loro hanno voluto “rompere” con questa “assurda tradizione” e si sono arrischiati dall’altra parte del muro…al momento non ci sono stati momenti di tensione e addirittura pranziamo tutti insieme nel refettorio che da anni non veniva più utilizzato (perché i detenuti, preso il rancio, normalmente se ne vanno nelle celle a mangiare da soli).
W anche il cineforum allora! Perché forse, attraverso questo momento, siamo riusciti a fare socializzare i detenuti fra loro, a far fare fra loro due chiacchiere mentre pranzano…
Non riesco a dirvi con le parole che grande senso di soddisfazione e di gioia sia per me vedere questi piccoli passi di socializzazione in questo posto così duro, così assolutamente alienante e “segregante”, dove un sorriso è davvero qualcosa di quasi impossibile….
Ho chiesto ai detenuti di scrivere ogni volta due righe sulle impressioni che ha lasciato o il film o la giornata passata insieme. Timidamente, qualcuno mi ha portato un bigliettino con le proprie impressioni riguardo ai film visti. Uno di loro scrive “…a causa di una emozione violenta e sicuramente senza volerlo veramente, il protagonista del film ha ucciso suo fratello. Molti di noi, dei nostri compagni detenuti hanno vissuto questa sorte, e la giustizia e la società ci considera come dei feroci, pericolosi assassini, ma non si curano di sapere come ci sentiamo per quel che abbiamo fatto… Noi viviamo questo giudizio con profondo dolore. Credo che la cosa più importante nella vita sia il senso di fratellanza”… leggendo mi sono venute le lacrime agli occhi.
In Bolivia si dice che il carcere è il posto dove arrivano quelli che “sono scivolati sul sapone”… ma chi di tutti noi è immune dall’errore? Questa è una domanda che mi pongo spesso ultimamente. E lavorare a stretto contatto con queste persone, che sono “scivolate” sulle orrende sponde del “raptus” dell’aggressività e delle proprie debolezze umane è una esperienza che mi pone tutti i giorni di fronte alla riflessione di quanto sia debole il confine che ci separa dagli impulsi del nostro inconscio…
Un giorno, durante una riflessione con i detenuti del carcere di massima sicurezza ho azzardato una riflessione ad alta voce con loro: “Se la vita è una scuola e noi siamo gli allievi, voi di Chonchocoro siete sicuramente degli studenti che hanno avuto la possibilità di una borsa di studio (molto dura, difficile e costosa in termini umani) per capire più a fondo come vanno le cose della vita. E dovete approfittare di questa esperienza del carcere per non lasciare al caso e buttare a mare la vostra “borsa di studio”… Finito questo strano e difficile “corso di studi”, se ne avrete approfittato davvero appieno, avrete acquisito moltissimo a livello umano e avrete tanto da insegnare a chi incontrate per la strada e nella vostra vita” … in quel momento nella sala c’ero solo io, unica donna, e 60 assassini, stupratori, terroristi, soggetti “socialmente pericolosi”… ma c’erano un silenzio e un’attenzione tali che energeticamente hanno rotto i muri del carcere e del pregiudizio!
Lo so… so già quello che state pensando…..sono una pazza, visionaria, una romantica idealista senza speranze….ma davvero quello che è successo a Chonchocoro quel giorno, non me lo potrò dimenticare finché vivrò! …scolara di vita di gente che è stata travolta dai propri impulsi….
Ancora una volta dico “Grazie” a questa vita che mi ha portata a condividere con gli esclusi degli esclusi una esperienza molto profonda…
Vi abbraccio tutti con tanto amore e tanta gioia di vivere!
La vostra Barbara
lunedì 20 gennaio 2014
Piccole grandi donne...
Da: barbara magalotti <magababa67@hotmail.com
Data: Sun, 19 Jan 2014 18:44:09 +0000
Oggetto: Piccole grandi donne...
Le settimane volano alla velocità della luce… e siamo già quasi a fine gennaio! Dopo le intense attività natalizie e quelle intorno alla fine dell’anno, il nostro Centro Educativo ha chiuso per le vacanze e sono iniziati i lavori di ristrutturazione degli ambienti (primo fra tutti il tetto). Purtroppo la mia salute non è delle migliori, e con grande frustrazione non ho potuto partecipare come sempre alla pulizia e pittura di muri e mobili… ho però trovato un validissimo operaio (ovviamente un detenuto della nostra sezione… lo chiamano “Zorro”… dal nome è tutto un programma!) che oltre a ristrutturare il tetto si è offerto per piccoli lavori idraulici, mentre Philippe, il nostro custode, si è cimentato nella pittura di sedie tavoli e muri. In questi giorni mi sono dedicata quasi esclusivamente alla sistemazione dei documenti della nuova associazione boliviana “Taller Solidario”, ho contattato uno studio contabile che dovrà seguire la contabilità mensilmente e ho iniziato la lunga trafila della preparazione dei documenti per l’apertura di un conto corrente… sembra una impresa impossibile, ma con calma, determinazione e una dose extra di pazienza, dovremmo riuscire a farcela entro la fine di febbraio (mi sembra di sognare… due mesi per aprire un conto in banca!!!!!!!).
La vigilia di Natale, come di consueto, l’ho passata interamente in carcere: al mattino con la preparazione del pranzo per i detenuti (ho portato le mitiche lasagne di Lucio!) al quale hanno partecipato una quindicina di galeotti… e poi in visita ad alcuni detenuti e a quelli in isolamento nella sezione "Muralla", ai quali ho portato miniporzioni di lasagne (che hanno divorato davanti ai miei occhi in qualche nanosecondo!), e infine con i bambini del coro della messa di Natale. Stavo uscendo dal cancello del carcere che erano già quasi le 8 di sera, quando mi fermano un paio di detenuti dicendomi che Santiago il gaucho, uno dei miei studenti del corso di italiano dell’anno scorso, stava uscendo e che non sapeva dove andare a dormire… ho cominciato a fare telefonate a destra e a manca per trovare un dormitorio… ma poi mi si è stretto lo stomaco… e ho pensato che era la Vigilia di Natale… che cosa fredda e deprimente la Vigilia di Natale in un dormitorio, appena usciti dal carcere… ho detto ai ragazzi di dire a Santiago di telefonarmi appena fosse uscito. Così verso le 21 mi arriva la telefonata di Santiago, al quale ho detto di aspettarmi e mi sono fiondata con un taxi al carcere. Quando gli ho detto che l’avrei portato a casa mia (dopo averlo minacciato che se non si fosse comportato ineccepibilmente e che se avesse in mente traffici loschi, l’avrei spedito immediatamente indietro al San Pedro!), si è messo a piangere e mi ha abbracciato forte… e siamo andati a casa camminando e chiacchierando (“Erano tre anni e mezzo che non camminavo, Barbara!”), lui emozionatissimo e io contenta con lui! A casa gli ho preparato la stanza (la stanza di Valentina che era andata in vacanza in Argentina) abbiamo mangiato qualcosa e gli ho mostrato il bagno per la doccia. Sarà stato sotto l’acqua calda una buona mezzora e quando è uscito aveva quasi le lacrime agli occhi, con un sorriso da orecchio a orecchio… penso che vedere Santiago così contento sia stato davvero il più bel regalo di Natale di tutta la mia vita!!! “Oggi ho scoperto di avere un’altra sorella!” mi ha detto prima di andare a dormire… Santiago si è fermato a casa con me una decina di giorni, poi ha preso la strada per l’Argentina… in bocca al lupo fratello!
Un paio di volte sono andata in carcere a controllare i lavori del Centro Educativo e i bambini ovviamente mi hanno accerchiata… ho dovuto cedere alle loro richieste di darmi aiuto, e così ho selezionato un gruppetto tra i più grandi e insieme abbiamo messo mano al grande caos che regnava nell’armadio dei materiali e ci siamo messi a fare la punta a tutte le matite, a cestinare i pennarelli non funzionanti e ha riordinare e sistemare i vari materiali che erano stipati nell’armadio alla rinfusa… c’è stato un momento bellissimo, in cui eravamo seduti tutti intorno al tavolo lavorando, e una bambina ha cominciato a farmi delle domande “Tu hermana Barbara sei sposata?” “No!”, “Quanti figli hai?” “Nessuno!”, “Sei fidanzata?” “No!” “Hai un innamorato?” “No!” e la domanda seguente mi ha fatto morir dal ridere “Hai un amante???” “Ahahahahahahah!!! No! Neanche quello!!!! Sono Vieja, Bruja y Soltera!!!” a quel punto tutti i bambini si sono messi a ridere, e una bambina mi si è avvicinata e mi ha abbracciata dicendomi “Ma sei così bella e buona… come fai a non avere tanti figli? Tu saresti una mamma perfetta, io vorrei avere una mamma come te…”, chiaramente le lacrime volevano uscire allo scoperto, ma le ho trattenute, perché era talmente bello quello che mi aveva appena detto che meritava una risposta: “Per me voi tutti siete come miei figli… e dunque ne ho tantissimi in realtà!”.
Abbiamo chiacchierato tranquilli e qualcuno di loro ha ricordato il campeggio di tre giorni ripescando aneddoti e situazioni comiche passate insieme… poi un bambino mi ha chiesto “Hermana Barbara, facciamo un campeggio in Italia? Io voglio conoscere il Paese da dove vieni!” e tutti “SIIIIIIIII!!!”… sarebbe davvero un sogno portarmi quei bambini in Italia… dopo aver spiegato ai bambini che non è davvero possibile, perché troppo costoso, abbiamo continuato a lavorare…
Sembrava il classico crocchio al tavolo di una casa di campagna, quelle di una volta, dove tutti aiutano quando ci sono da fare dei lavori di gruppo (tipo, che ne so, fare la salsa di pomodoro, o lavorare il maiale…) oppure, quando a Natale si sta tutti a casa in pigiama, chi smangiucchiando qualcosa, chi alla tele, chi leggendo un libro, chi guardando i regali, in relax, e fuori fa freddo… noi eravamo nel nostro Centro Educativo (fra l’altro ancora infestato da secchi di vernice, pennelli, mobili appena verniciati ad asciugare…) e stavamo semplicemente facendo la punta alle matite, ma c’era una serenità e un’armonia nell’aria che mi ha commossa… dentro ad un carcere, le vacanze di Natale di questi bambini, un momento di serenità tutto per loro… bellissimo!
Le bambine volevano a tutti i costi lavare i giocattoli di plastica (lego, costruzioni, la cesta con le cose della “cucina”) e si erano già rimboccate le maniche e corse nel patio con spugne e detersivo per i piatti a cercare un lavandino libero (perché ovviamente nel Centro mancava l’acqua… come sempre!!), ma i lavandini erano tutti occupati e così son tornate tutte deluse al Centro… quando hanno fatto capolino dalla porta mi hanno emozionato, perché davvero sembravano piccole donne, già responsabili e attente alle necessità quotidiane, piccole formichine del focolare… così vulnerabili ma nello stesso tempo così profondamente coraggiose, tra qualche anno probabilmente già madri, già donne vissute in un mondo così machista, già consapevoli delle gioie e dei dolori, ma anche perennemente speranzose nel futuro…
E alle mie piccole donne così fragili e così forti, alla mia Clarita, e a tutte le donne del mondo più o meno fortunate, voglio dedicare questa canzone di De Andrè, che mi commuove sempre fino alle lacrime, e che in due parole descrive tutta una vita….
Un abbraccio con tanto affetto dalla vostra Barbara
http://www.youtube.com/watch?v=JpkGDq2yYTo
AVE MARIA (FABRIZIO DE ANDRE’)
“E te ne vai, Maria, fra l'altra gente
che si raccoglie intorno al tuo passare,
siepe di sguardi che non fanno male
nella stagione di essere madre.
Sai che fra un'ora forse piangerai
poi la tua mano nasconderà un sorriso:
gioia e dolore hanno il confine incerto
nella stagione che illumina il viso.
Ave Maria, adesso che sei donna,
ave alle donne come te, Maria,
femmine un giorno per un nuovo amore
povero o ricco, umile o Messia.
Femmine un giorno e poi madri per sempre
nella stagione che stagioni non sente.”
Data: Sun, 19 Jan 2014 18:44:09 +0000
Oggetto: Piccole grandi donne...
Le settimane volano alla velocità della luce… e siamo già quasi a fine gennaio! Dopo le intense attività natalizie e quelle intorno alla fine dell’anno, il nostro Centro Educativo ha chiuso per le vacanze e sono iniziati i lavori di ristrutturazione degli ambienti (primo fra tutti il tetto). Purtroppo la mia salute non è delle migliori, e con grande frustrazione non ho potuto partecipare come sempre alla pulizia e pittura di muri e mobili… ho però trovato un validissimo operaio (ovviamente un detenuto della nostra sezione… lo chiamano “Zorro”… dal nome è tutto un programma!) che oltre a ristrutturare il tetto si è offerto per piccoli lavori idraulici, mentre Philippe, il nostro custode, si è cimentato nella pittura di sedie tavoli e muri. In questi giorni mi sono dedicata quasi esclusivamente alla sistemazione dei documenti della nuova associazione boliviana “Taller Solidario”, ho contattato uno studio contabile che dovrà seguire la contabilità mensilmente e ho iniziato la lunga trafila della preparazione dei documenti per l’apertura di un conto corrente… sembra una impresa impossibile, ma con calma, determinazione e una dose extra di pazienza, dovremmo riuscire a farcela entro la fine di febbraio (mi sembra di sognare… due mesi per aprire un conto in banca!!!!!!!).
La vigilia di Natale, come di consueto, l’ho passata interamente in carcere: al mattino con la preparazione del pranzo per i detenuti (ho portato le mitiche lasagne di Lucio!) al quale hanno partecipato una quindicina di galeotti… e poi in visita ad alcuni detenuti e a quelli in isolamento nella sezione "Muralla", ai quali ho portato miniporzioni di lasagne (che hanno divorato davanti ai miei occhi in qualche nanosecondo!), e infine con i bambini del coro della messa di Natale. Stavo uscendo dal cancello del carcere che erano già quasi le 8 di sera, quando mi fermano un paio di detenuti dicendomi che Santiago il gaucho, uno dei miei studenti del corso di italiano dell’anno scorso, stava uscendo e che non sapeva dove andare a dormire… ho cominciato a fare telefonate a destra e a manca per trovare un dormitorio… ma poi mi si è stretto lo stomaco… e ho pensato che era la Vigilia di Natale… che cosa fredda e deprimente la Vigilia di Natale in un dormitorio, appena usciti dal carcere… ho detto ai ragazzi di dire a Santiago di telefonarmi appena fosse uscito. Così verso le 21 mi arriva la telefonata di Santiago, al quale ho detto di aspettarmi e mi sono fiondata con un taxi al carcere. Quando gli ho detto che l’avrei portato a casa mia (dopo averlo minacciato che se non si fosse comportato ineccepibilmente e che se avesse in mente traffici loschi, l’avrei spedito immediatamente indietro al San Pedro!), si è messo a piangere e mi ha abbracciato forte… e siamo andati a casa camminando e chiacchierando (“Erano tre anni e mezzo che non camminavo, Barbara!”), lui emozionatissimo e io contenta con lui! A casa gli ho preparato la stanza (la stanza di Valentina che era andata in vacanza in Argentina) abbiamo mangiato qualcosa e gli ho mostrato il bagno per la doccia. Sarà stato sotto l’acqua calda una buona mezzora e quando è uscito aveva quasi le lacrime agli occhi, con un sorriso da orecchio a orecchio… penso che vedere Santiago così contento sia stato davvero il più bel regalo di Natale di tutta la mia vita!!! “Oggi ho scoperto di avere un’altra sorella!” mi ha detto prima di andare a dormire… Santiago si è fermato a casa con me una decina di giorni, poi ha preso la strada per l’Argentina… in bocca al lupo fratello!
Un paio di volte sono andata in carcere a controllare i lavori del Centro Educativo e i bambini ovviamente mi hanno accerchiata… ho dovuto cedere alle loro richieste di darmi aiuto, e così ho selezionato un gruppetto tra i più grandi e insieme abbiamo messo mano al grande caos che regnava nell’armadio dei materiali e ci siamo messi a fare la punta a tutte le matite, a cestinare i pennarelli non funzionanti e ha riordinare e sistemare i vari materiali che erano stipati nell’armadio alla rinfusa… c’è stato un momento bellissimo, in cui eravamo seduti tutti intorno al tavolo lavorando, e una bambina ha cominciato a farmi delle domande “Tu hermana Barbara sei sposata?” “No!”, “Quanti figli hai?” “Nessuno!”, “Sei fidanzata?” “No!” “Hai un innamorato?” “No!” e la domanda seguente mi ha fatto morir dal ridere “Hai un amante???” “Ahahahahahahah!!! No! Neanche quello!!!! Sono Vieja, Bruja y Soltera!!!” a quel punto tutti i bambini si sono messi a ridere, e una bambina mi si è avvicinata e mi ha abbracciata dicendomi “Ma sei così bella e buona… come fai a non avere tanti figli? Tu saresti una mamma perfetta, io vorrei avere una mamma come te…”, chiaramente le lacrime volevano uscire allo scoperto, ma le ho trattenute, perché era talmente bello quello che mi aveva appena detto che meritava una risposta: “Per me voi tutti siete come miei figli… e dunque ne ho tantissimi in realtà!”.
Abbiamo chiacchierato tranquilli e qualcuno di loro ha ricordato il campeggio di tre giorni ripescando aneddoti e situazioni comiche passate insieme… poi un bambino mi ha chiesto “Hermana Barbara, facciamo un campeggio in Italia? Io voglio conoscere il Paese da dove vieni!” e tutti “SIIIIIIIII!!!”… sarebbe davvero un sogno portarmi quei bambini in Italia… dopo aver spiegato ai bambini che non è davvero possibile, perché troppo costoso, abbiamo continuato a lavorare…
Sembrava il classico crocchio al tavolo di una casa di campagna, quelle di una volta, dove tutti aiutano quando ci sono da fare dei lavori di gruppo (tipo, che ne so, fare la salsa di pomodoro, o lavorare il maiale…) oppure, quando a Natale si sta tutti a casa in pigiama, chi smangiucchiando qualcosa, chi alla tele, chi leggendo un libro, chi guardando i regali, in relax, e fuori fa freddo… noi eravamo nel nostro Centro Educativo (fra l’altro ancora infestato da secchi di vernice, pennelli, mobili appena verniciati ad asciugare…) e stavamo semplicemente facendo la punta alle matite, ma c’era una serenità e un’armonia nell’aria che mi ha commossa… dentro ad un carcere, le vacanze di Natale di questi bambini, un momento di serenità tutto per loro… bellissimo!
Le bambine volevano a tutti i costi lavare i giocattoli di plastica (lego, costruzioni, la cesta con le cose della “cucina”) e si erano già rimboccate le maniche e corse nel patio con spugne e detersivo per i piatti a cercare un lavandino libero (perché ovviamente nel Centro mancava l’acqua… come sempre!!), ma i lavandini erano tutti occupati e così son tornate tutte deluse al Centro… quando hanno fatto capolino dalla porta mi hanno emozionato, perché davvero sembravano piccole donne, già responsabili e attente alle necessità quotidiane, piccole formichine del focolare… così vulnerabili ma nello stesso tempo così profondamente coraggiose, tra qualche anno probabilmente già madri, già donne vissute in un mondo così machista, già consapevoli delle gioie e dei dolori, ma anche perennemente speranzose nel futuro…
E alle mie piccole donne così fragili e così forti, alla mia Clarita, e a tutte le donne del mondo più o meno fortunate, voglio dedicare questa canzone di De Andrè, che mi commuove sempre fino alle lacrime, e che in due parole descrive tutta una vita….
Un abbraccio con tanto affetto dalla vostra Barbara
http://www.youtube.com/watch?v=JpkGDq2yYTo
AVE MARIA (FABRIZIO DE ANDRE’)
“E te ne vai, Maria, fra l'altra gente
che si raccoglie intorno al tuo passare,
siepe di sguardi che non fanno male
nella stagione di essere madre.
Sai che fra un'ora forse piangerai
poi la tua mano nasconderà un sorriso:
gioia e dolore hanno il confine incerto
nella stagione che illumina il viso.
Ave Maria, adesso che sei donna,
ave alle donne come te, Maria,
femmine un giorno per un nuovo amore
povero o ricco, umile o Messia.
Femmine un giorno e poi madri per sempre
nella stagione che stagioni non sente.”
lunedì 23 dicembre 2013
Autori in carcere: Barbara Magalotti e Marco Missiroli
articolo pubblicato in www.newsrimini.it
Due scrittori riminesi in carcere, per
raccontare le loro esperienze e per avvicinare i detenuti alla scrittura
e alla lettura. Il ciclo di incontri, cominciato da poco, è organizzato
e seguito dallo sportello della Caritas del carcere di Rimini, che già
si occupa della redazione del giornale Libero Dentro. "Gli incontri sono
un successo - raccontano - la partecipazione è incredibile".
RIMINI | 13 dicembre 2013 |
Gli scrittori vanno in carcere. Non perché vittime di un sistema che vuole imbavagliarli (almeno non per ora), ma perché la scrittura può essere formativa, terapeutica, ed essere uno strumento col quale migliorarsi e mettersi in modo diverso in rapporto col mondo. Da qui nasce l'incontro e il confronto tra chi in carcere ci è finito per i più vari motivi, e chi, invece, ha fatto della scrittura e della ricerca interiore la propria professione. Gli incontri con gli autori sono stati organizzati dal laboratorio di scrittura e lettura del Carcere di Rimini dello sportello Caritas, che già si occupa della redazione del giornale Liberi Dentro.
Il calendario è al momento "top secret" come quasi tutto ciò che riguarda il carcere, ma i primi due incontri sono stati un successo, come ci racconta una volontaria Caritas.
"La prima ospite è stata Barbara Magalotti, psicologa dell'età evolutiva, autrice del libro Dì a qualcuno che io sono qui, che descrive un duro e triste spaccato della realtà latinoamericana. Barbara, infatti, dal 2001 svolge attività di volontariato in Bolivia, dove ha lavorato con i ragazzi di strada e collaborato con la Pastoral Penitenciaria Catolica de Bolivia, un'organizzazione che difende i diritti umani dei detenuti e dei loro figli presso il Carcere San Pedro di La Paz all'interno del quale ha fondato e coordina il Centro Educativo Alegrìa, per i figli dei detenuti che vivono con essi all'interno del carcere.
"La sala della biblioteca in cui si è svolto l'incontro - continua la volontaria - era piena. Barbara ha raccontato la sua esperienza di volontaria a La Paz, in Bolivia, in cui passa 6 mesi all'anno con i detenuti e i loro figli, che vivono lì abusivamente. Poi in estate torna a fare la stagione a Rimini. La platea è stata molto colpita da questa scelta di vita, completamente volontaria e non stipendiata. E ci sono state molte domande.
"Tutti i presenti le hanno manifestato la propria grande stima e un infinito rispetto umano per il coraggio, la dedizione e la passione in quello che fa, e che vive senza pesantezza".
"Quello che mi ha colpito di Babrara - ha detto un detenuto - è la forza che trova nel vivere con persone così pericolose che hanno commesso cose atroci, la forza".
Anche dall'altra parte l'incontro è stato un successo, come ci racconta Barbara Magalotti.
"Devo dire che nonostante più di 10 anni di lavoro all'interno di un carcere latinoamericano (il carcere San Pedro di La Paz, Bolivia) la mia emozione all'ingresso del carcere della mia città natale è stata grande.
"Altra struttura, altra organizzazione, altro clima umano e soprattutto altre storie di vita. Personalmente sono stata piacevolmente sorpresa dall'interesse dimostrato dai detenuti e dagli operatori riguardo alla realtà carceraria boliviana. Molto piacevole e interessantissima la sensazione di discutere di tematiche che in fondo uniscono e ridondano anche in due realtà così geograficamente e culturalmente lontane: il senso della detenzione, le modalità tutte personali di utilizzare il 'tempo sospeso' della detenzione, l'importanza e insieme la difficoltà di dare un senso positivo e costruttivo a questa esperienza così forte, l'importanza di stabilire un 'punto di partenza' nuovo per una vita proiettata nel futuro e non più nel passato.
"Le domande, le curiosità, le affermazioni, gli spunti di discussione proposti dagli stessi detenuti sono stati per me fonte di riflessione e di nuove rielaborazioni rispetto al mio lavoro in carcere e mi hanno convinta ancor di più (semmai ce ne fosse stato ancora bisogno) della importanza fondamentale della relazione nel percorso di crescita personale di ognuno, di tutti.
"Incontrare queste persone è stato per me un privilegio, un onore, e ringrazio ognuno di loro per i loro preziosi interventi che hanno animato questo bellissimo incontro".
Lo scorso 7 dicembre si è svolto il secondo incontro, con lo scrittore Marco Missiroli, che ha portato il suo libro Il senso dell'elefante.
"Anche il secondo incontro è andato molto bene - ci conferma la volontaria - Per noi è importante sottolineare il valore terapeutico della scrittura. Avvicinare i detenuti al mondo della scrittura e lettura. Evadere, con la fantasia, e avvicinarli alla scrittura. E in questo gli scrittori ci stanno aiutando tantissimo".
Ci sono detenuti che leggono e altri che non leggono, e gli incontri sono un modo per avvicinare chi non mostra troppo interesse per la scrittura a questa attività.
"E' un processo che pian piano appassiona e interessa - conclude la volontaria Caritas - alla fine di ogni incontro distribuiamo i libri e chiediamo la recensione. E in più portiamo in carcere persone interessanti, che altrimenti sarebbe difficile conoscere nella vita ordinaria".
Stefano Rossini
Strumenti
Il dossier del carcere di Rimini
Gli scrittori vanno in carcere. Non perché vittime di un sistema che vuole imbavagliarli (almeno non per ora), ma perché la scrittura può essere formativa, terapeutica, ed essere uno strumento col quale migliorarsi e mettersi in modo diverso in rapporto col mondo. Da qui nasce l'incontro e il confronto tra chi in carcere ci è finito per i più vari motivi, e chi, invece, ha fatto della scrittura e della ricerca interiore la propria professione. Gli incontri con gli autori sono stati organizzati dal laboratorio di scrittura e lettura del Carcere di Rimini dello sportello Caritas, che già si occupa della redazione del giornale Liberi Dentro.
Il calendario è al momento "top secret" come quasi tutto ciò che riguarda il carcere, ma i primi due incontri sono stati un successo, come ci racconta una volontaria Caritas.
"La prima ospite è stata Barbara Magalotti, psicologa dell'età evolutiva, autrice del libro Dì a qualcuno che io sono qui, che descrive un duro e triste spaccato della realtà latinoamericana. Barbara, infatti, dal 2001 svolge attività di volontariato in Bolivia, dove ha lavorato con i ragazzi di strada e collaborato con la Pastoral Penitenciaria Catolica de Bolivia, un'organizzazione che difende i diritti umani dei detenuti e dei loro figli presso il Carcere San Pedro di La Paz all'interno del quale ha fondato e coordina il Centro Educativo Alegrìa, per i figli dei detenuti che vivono con essi all'interno del carcere.
"La sala della biblioteca in cui si è svolto l'incontro - continua la volontaria - era piena. Barbara ha raccontato la sua esperienza di volontaria a La Paz, in Bolivia, in cui passa 6 mesi all'anno con i detenuti e i loro figli, che vivono lì abusivamente. Poi in estate torna a fare la stagione a Rimini. La platea è stata molto colpita da questa scelta di vita, completamente volontaria e non stipendiata. E ci sono state molte domande.
"Tutti i presenti le hanno manifestato la propria grande stima e un infinito rispetto umano per il coraggio, la dedizione e la passione in quello che fa, e che vive senza pesantezza".
"Quello che mi ha colpito di Babrara - ha detto un detenuto - è la forza che trova nel vivere con persone così pericolose che hanno commesso cose atroci, la forza".
Anche dall'altra parte l'incontro è stato un successo, come ci racconta Barbara Magalotti.
"Devo dire che nonostante più di 10 anni di lavoro all'interno di un carcere latinoamericano (il carcere San Pedro di La Paz, Bolivia) la mia emozione all'ingresso del carcere della mia città natale è stata grande.
"Altra struttura, altra organizzazione, altro clima umano e soprattutto altre storie di vita. Personalmente sono stata piacevolmente sorpresa dall'interesse dimostrato dai detenuti e dagli operatori riguardo alla realtà carceraria boliviana. Molto piacevole e interessantissima la sensazione di discutere di tematiche che in fondo uniscono e ridondano anche in due realtà così geograficamente e culturalmente lontane: il senso della detenzione, le modalità tutte personali di utilizzare il 'tempo sospeso' della detenzione, l'importanza e insieme la difficoltà di dare un senso positivo e costruttivo a questa esperienza così forte, l'importanza di stabilire un 'punto di partenza' nuovo per una vita proiettata nel futuro e non più nel passato.
"Le domande, le curiosità, le affermazioni, gli spunti di discussione proposti dagli stessi detenuti sono stati per me fonte di riflessione e di nuove rielaborazioni rispetto al mio lavoro in carcere e mi hanno convinta ancor di più (semmai ce ne fosse stato ancora bisogno) della importanza fondamentale della relazione nel percorso di crescita personale di ognuno, di tutti.
"Incontrare queste persone è stato per me un privilegio, un onore, e ringrazio ognuno di loro per i loro preziosi interventi che hanno animato questo bellissimo incontro".
Lo scorso 7 dicembre si è svolto il secondo incontro, con lo scrittore Marco Missiroli, che ha portato il suo libro Il senso dell'elefante.
"Anche il secondo incontro è andato molto bene - ci conferma la volontaria - Per noi è importante sottolineare il valore terapeutico della scrittura. Avvicinare i detenuti al mondo della scrittura e lettura. Evadere, con la fantasia, e avvicinarli alla scrittura. E in questo gli scrittori ci stanno aiutando tantissimo".
Ci sono detenuti che leggono e altri che non leggono, e gli incontri sono un modo per avvicinare chi non mostra troppo interesse per la scrittura a questa attività.
"E' un processo che pian piano appassiona e interessa - conclude la volontaria Caritas - alla fine di ogni incontro distribuiamo i libri e chiediamo la recensione. E in più portiamo in carcere persone interessanti, che altrimenti sarebbe difficile conoscere nella vita ordinaria".
Stefano Rossini
Strumenti
Il dossier del carcere di Rimini
mercoledì 13 novembre 2013
Pensieri ed emozioni prenatalizi… (di Babara Magalotti)
La Paz 22-12-13
Questo primo mese in Bolivia è volato… tra le attività in carcere e quelle più burocratiche all’esterno, non ho avuto quasi un momento per me… e neppure per scrivervi… alla sera ero sempre talmente stanca che non riuscivo a mettere in fila una parola dietro l’altra… ma i pensieri turbinavano… sono successe tante cose, ma oggi, alle porte del Natale, voglio condividere con voi le esperienze che più mi hanno fatto riflettere e mi hanno toccata nel profondo in questo periodo…
Muralla: un angolo sperduto del carcere San Pedro, sezione di isolamento per i detenuti che hanno infranto le regole…uno spazio di circa 60 mt. X 5, lungo il quale si trovano costellate 7 o 8 baracche di fango e lamiera dentro alle quali i detenuti dormono, mangiano, si drogano, si disperano….
Circa una volta alla settimana vado a trovare i ragazzi di Muralla, portando loro cibo e a volte anche vestiti. Venerdì scorso, durante il mio saluto settimanale, sono capitata durante l’ora del rancio. Ho così scoperto che il numero degli Ammurallati è salito a 32 persone, quando normalmente una ventina di persone sono già veramente troppe per vivere in quel luogo…come facciano a sopravvivere e a non soccombere, in quello spazio angusto, sporco e puzzolente, rimane per me un vero mistero. Mistero ancor più incomprensibile dopo aver visto la distribuzione del rancio: un pentolone arrugginito, sporco, unto, annerito dal fuoco, con un pastone di riso patate e chuño maleodoranti… La cosa che mi ha sorpreso e al tempo stesso commossa è stata che i ragazzi si sono messi prima tutti in cerchio intorno al pentolone e poi uno di loro ha detto a gran voce “Adesso fratelli, rendiamo grazie per il cibo che riceviamo”, e un’altro del gruppo ha detto ad alta voce la preghiera “Grazie Signore, per il cibo che ci doni, grazie per avere la possibilità di vivere questa giornata. Ti preghiamo per i malati e gli oppressi, le persone sole che non hanno nulla e ti chiediamo perdono per i nostri peccati”…
Muralla: un angolo sperduto del carcere San Pedro, sezione di isolamento per i detenuti che hanno infranto le regole…uno spazio di circa 60 mt. X 5, lungo il quale si trovano costellate 7 o 8 baracche di fango e lamiera dentro alle quali i detenuti dormono, mangiano, si drogano, si disperano….
Circa una volta alla settimana vado a trovare i ragazzi di Muralla, portando loro cibo e a volte anche vestiti. Venerdì scorso, durante il mio saluto settimanale, sono capitata durante l’ora del rancio. Ho così scoperto che il numero degli Ammurallati è salito a 32 persone, quando normalmente una ventina di persone sono già veramente troppe per vivere in quel luogo…come facciano a sopravvivere e a non soccombere, in quello spazio angusto, sporco e puzzolente, rimane per me un vero mistero. Mistero ancor più incomprensibile dopo aver visto la distribuzione del rancio: un pentolone arrugginito, sporco, unto, annerito dal fuoco, con un pastone di riso patate e chuño maleodoranti… La cosa che mi ha sorpreso e al tempo stesso commossa è stata che i ragazzi si sono messi prima tutti in cerchio intorno al pentolone e poi uno di loro ha detto a gran voce “Adesso fratelli, rendiamo grazie per il cibo che riceviamo”, e un’altro del gruppo ha detto ad alta voce la preghiera “Grazie Signore, per il cibo che ci doni, grazie per avere la possibilità di vivere questa giornata. Ti preghiamo per i malati e gli oppressi, le persone sole che non hanno nulla e ti chiediamo perdono per i nostri peccati”…
Il cuore mi è salito in gola e lo stomaco era un attorcigliamento di emozioni che salivano rapide a cercare la via di fuga insieme a due lacrime, che ho quasi ingoiato per paura di farmi vedere dai ragazzi… Poi, mentre un chico distribuiva il rancho, ho distribuito una banana e un po’ di yogurt a ognuno di loro: ogni mano tesa, ogni sguardo, ogni abbraccio ogni “Gracias Barbara!” di questi fratelli, era al tempo stesso una ferita e un prezioso regalo per il mio cuore. Un altro insegnamento di vita, un ennesima prova di quanto cammino abbiamo da fare per raggiungere la consapevolezza, la coscienza dell’immane fortuna che abbiamo. Uno di loro mi ha chiesto se avevo in mente di organizzare un corso, un seminario, qualcosa proprio per i ragazzi di Muralla, che non possono uscire e che dunque non hanno mai la possibilità di seguire attività educative o corsi di formazione. Ho risposto che ci penserò e che cercherò di farmi dare i permessi per realizzare qualcosa con loro… Credo che quest’anno il corso di italiano lo farò ai ragazzi di Muralla! All’uscita, ho sentito il vecchio cancello di ferro che si chiudeva alle mie spalle e una stretta al cuore mi ha presa, e ha continuato a stringere lo stomaco, mentre camminavo verso casa.
Il mese di dicembre è stato un turbinio di attività con i nostri bambini del Centro Educativo… due uscite al Espacio Simon I. Patino per laboratori creativi, una uscita al Parco di Laycacota con i più piccoli, il Campeggio di tre giorni a Huajchilla con i più grandi, L’esposizione dei lavori dei bambini con invito ai padri nel nostro Centro, Una Campagna di Promozione della Salute organizzata dalla Polizia che ha chiesto il nostro aiuto nell’organizzazione e infine la festa di Natale con la partecipazione degli attori del Teatro Trono di El Alto che hanno animato la mattinata con i loro sketch e il loro numero con i tamburi (BELLISSIMO!!!)… un susseguirsi di eventi che ci ha lasciato veramente poco tempo per fare altro se non CORRERE DALLA MATTINA ALLA SERA…ma è andato tutto benissimo e i bambini ora sono in “lutto” per la chiusura del Centro Educativo… “Non vogliamo che chiuda il Centro!!!”…ma come sempre abbiamo necessità di chiudere anche per poter fare i lavori di manutenzione , così ho chiesto al gruppo dei più grandi se a gennaio mi vogliono aiutare nelle pulizie generali o in qualche altro lavoro leggero e ovviamente sono stati entusiasti di sentirselo chiedere!
Il Campeggio di tre giorni a Huajchilla è stato un successo….i bambini erano emozionatissimi, anche perché non sono abituati a stare fuori dal carcere e soprattutto con adulti che non siano loro famigliari… per loro anche solo avere a disposizione le stanze con i letti a castello pulite, profumate, con una o due coperte a testa, con un cuscino, e con un materasso comodo è stato un “dono prezioso”: “Che belli questi letti!! E che comodi che sono!!” …. Mi facevano una tenerezza che non vi riesco a spiegare… anche le bambine, con le quali ho dormito nella camerata più grande erano in fermento e non facevano che dire “Che bello qui! Che bella questa camera! E che bei letti comodi!”. Il successo del Campeggio si può evincere dalla frase più frequente ascoltata “RIMANIAMO QUI UN MESE!!??” e un’altra “Rimaniamo qui per SEMPRE???”… beh, sicuramente questa esperienza è la dimostrazione che se il nostro gruppo educativo venisse coinvolto in un progetto di accoglienza esterna al carcere per questi bambini, i bambini ci verrebbero molto volentieri e sono sicura che anche i padri, che hanno dimostrato di avere molta fiducia in noi lasciandoci “portar via” per tre giorni i loro figli, piano piano si convincerebbero a lasciarceli all’esterno del carcere… VEDREMO!!!
La piccola Clarita, la mascotte del gruppo infilata all’ultimo momento nell’elenco dei partecipanti (per il ritiro di un bambino che si è ammalato), girava per tutta la casa curiosa di vedere com’era… ad un certo punto mi dice “Barbara dov’è la nostra cella??” … Clarita è nata in carcere e non ha mai vissuto fuori di lì e forse non ha mai visto una casa “normale” se non in televisione. Per lei è normale la sua cella angusta, dove il padre beve e si ubriaca un giorno sì e un giorno no, insieme ad altri “compagni di merende” e dove lei deve prendere sonno, vicino ai suoi fratelli, sentendo le loro voci stridule e sentendo l’odore dell’alcol… l’ultima cosa che vede alla sera e la prima cosa che vede al mattino non è il viso sorridente della sua mamma, ma forse qualche ubriaco puzzolente addormentato vicino a lei… Come non affezionarsi a questa “rosa del deserto”??? Soprattutto quando senti che cerca continuamente il tuo contatto, la tua mano nella mano, ti si accoccola in grembo e ti stringe forte al collo perché cerca “una mamma” che le dia amore? Ecco, mentre vi scrivo di lei sto piangendo, perché è talmente forte il legame che si è creato tra noi, che sento tutto il suo bisogno d’amore e insieme anche le sue emozioni negative (come la sua paura di non sapere come si addormenterà stasera, se dovrà tapparsi le orecchie per non sentire…). Non a caso la Clarita non sta mai nella sua cella, ma gira per il carcere dalla mattina alla sera e quando mi vede non mi molla un secondo, da quando entro in carcere a quando esco. Vuole sempre stare in braccio, e credo probabilmente perché nella sua vita (ha compiuto 7 anni quest’anno) c’è stata veramente poco in braccio a qualcuno….
Mi asciugo le lacrime e mi soffio il naso… visualizzo il sorriso della Clarita, immagino il suo abbraccio e rivado col pensiero ad “ascoltare” la sua vocina mentre pronuncia il mio nome guardandomi negli occhi e tenendomi il viso tra le sue manine… soprattutto penso a quanta forza abbia questa piccola-grande bambina, a che istinto di sopravvivenza dimostra tutti i giorni e a che grande desiderio di felicità e serenità porta con se nel suo cuore….e allora sorrido anche io… se ci siamo incontrate ci sarà un perché….e a questo “perché” vado incontro con tutta me stessa! Questo “perché” mi chiede di non deluderlo…
Vi abbraccio forte forte e vi auguro con tutto il cuore un Natale sereno, pieno di amore!
La vostra Barbara
Il mese di dicembre è stato un turbinio di attività con i nostri bambini del Centro Educativo… due uscite al Espacio Simon I. Patino per laboratori creativi, una uscita al Parco di Laycacota con i più piccoli, il Campeggio di tre giorni a Huajchilla con i più grandi, L’esposizione dei lavori dei bambini con invito ai padri nel nostro Centro, Una Campagna di Promozione della Salute organizzata dalla Polizia che ha chiesto il nostro aiuto nell’organizzazione e infine la festa di Natale con la partecipazione degli attori del Teatro Trono di El Alto che hanno animato la mattinata con i loro sketch e il loro numero con i tamburi (BELLISSIMO!!!)… un susseguirsi di eventi che ci ha lasciato veramente poco tempo per fare altro se non CORRERE DALLA MATTINA ALLA SERA…ma è andato tutto benissimo e i bambini ora sono in “lutto” per la chiusura del Centro Educativo… “Non vogliamo che chiuda il Centro!!!”…ma come sempre abbiamo necessità di chiudere anche per poter fare i lavori di manutenzione , così ho chiesto al gruppo dei più grandi se a gennaio mi vogliono aiutare nelle pulizie generali o in qualche altro lavoro leggero e ovviamente sono stati entusiasti di sentirselo chiedere!
Il Campeggio di tre giorni a Huajchilla è stato un successo….i bambini erano emozionatissimi, anche perché non sono abituati a stare fuori dal carcere e soprattutto con adulti che non siano loro famigliari… per loro anche solo avere a disposizione le stanze con i letti a castello pulite, profumate, con una o due coperte a testa, con un cuscino, e con un materasso comodo è stato un “dono prezioso”: “Che belli questi letti!! E che comodi che sono!!” …. Mi facevano una tenerezza che non vi riesco a spiegare… anche le bambine, con le quali ho dormito nella camerata più grande erano in fermento e non facevano che dire “Che bello qui! Che bella questa camera! E che bei letti comodi!”. Il successo del Campeggio si può evincere dalla frase più frequente ascoltata “RIMANIAMO QUI UN MESE!!??” e un’altra “Rimaniamo qui per SEMPRE???”… beh, sicuramente questa esperienza è la dimostrazione che se il nostro gruppo educativo venisse coinvolto in un progetto di accoglienza esterna al carcere per questi bambini, i bambini ci verrebbero molto volentieri e sono sicura che anche i padri, che hanno dimostrato di avere molta fiducia in noi lasciandoci “portar via” per tre giorni i loro figli, piano piano si convincerebbero a lasciarceli all’esterno del carcere… VEDREMO!!!
La piccola Clarita, la mascotte del gruppo infilata all’ultimo momento nell’elenco dei partecipanti (per il ritiro di un bambino che si è ammalato), girava per tutta la casa curiosa di vedere com’era… ad un certo punto mi dice “Barbara dov’è la nostra cella??” … Clarita è nata in carcere e non ha mai vissuto fuori di lì e forse non ha mai visto una casa “normale” se non in televisione. Per lei è normale la sua cella angusta, dove il padre beve e si ubriaca un giorno sì e un giorno no, insieme ad altri “compagni di merende” e dove lei deve prendere sonno, vicino ai suoi fratelli, sentendo le loro voci stridule e sentendo l’odore dell’alcol… l’ultima cosa che vede alla sera e la prima cosa che vede al mattino non è il viso sorridente della sua mamma, ma forse qualche ubriaco puzzolente addormentato vicino a lei… Come non affezionarsi a questa “rosa del deserto”??? Soprattutto quando senti che cerca continuamente il tuo contatto, la tua mano nella mano, ti si accoccola in grembo e ti stringe forte al collo perché cerca “una mamma” che le dia amore? Ecco, mentre vi scrivo di lei sto piangendo, perché è talmente forte il legame che si è creato tra noi, che sento tutto il suo bisogno d’amore e insieme anche le sue emozioni negative (come la sua paura di non sapere come si addormenterà stasera, se dovrà tapparsi le orecchie per non sentire…). Non a caso la Clarita non sta mai nella sua cella, ma gira per il carcere dalla mattina alla sera e quando mi vede non mi molla un secondo, da quando entro in carcere a quando esco. Vuole sempre stare in braccio, e credo probabilmente perché nella sua vita (ha compiuto 7 anni quest’anno) c’è stata veramente poco in braccio a qualcuno….
Mi asciugo le lacrime e mi soffio il naso… visualizzo il sorriso della Clarita, immagino il suo abbraccio e rivado col pensiero ad “ascoltare” la sua vocina mentre pronuncia il mio nome guardandomi negli occhi e tenendomi il viso tra le sue manine… soprattutto penso a quanta forza abbia questa piccola-grande bambina, a che istinto di sopravvivenza dimostra tutti i giorni e a che grande desiderio di felicità e serenità porta con se nel suo cuore….e allora sorrido anche io… se ci siamo incontrate ci sarà un perché….e a questo “perché” vado incontro con tutta me stessa! Questo “perché” mi chiede di non deluderlo…
Vi abbraccio forte forte e vi auguro con tutto il cuore un Natale sereno, pieno di amore!
La vostra Barbara
barbara magalotti magababa67@hotmail.com
venerdì 5 aprile 2013
Finalmente l'Illimani
Da: barbara magalotti <magababa67@hotmail.com>
Data: Fri, 5 Apr 2013 01:05:49 +0000
Oggetto: Umanità e vita
Finalmente l’Illimani si degna di mostrarsi senza nemmeno una nuvoletta di contorno… solo il cielo azzurro come sfondo e le montagne dell’altipiano sulle quali si adagia come sdraiato su un divano… è proprio bella la vista dalla nostra casa di Plaza España!!! Sono innamorata dell'Illimani, e oggi è tanto bello che ho scattato qualche foto e ve le invio in allegato!
Finalmente le giornate sono assolate e calde: è finita la stagione delle piogge, quasi non me sono resa conto! Il cambio di clima mi fa pensare al passare del tempo, e all’avvicinarsi del momento del mio rientro in Italia… e a ricordarmelo sono anche i detenuti che in questi giorni (non so come e non so perché) mi cominciano a chiedere con la faccia triste “Torni in Italia anche quest’anno?”… mi si stringe il cuore! I bambini poi, che mi riempiono il cuore con i loro abbracci e le loro coccole (condite di pulci e pidocchi! J) e mi dicono “No te vayas nunca hermanita!!!”, mi fanno venire il nodo alla gola! Ma ho ancora davanti tre settimane abbondanti e ricche di attività, per cui non mi voglio intristire già da ora!
Dai primi di marzo sto dando lezioni di italiano ad un gruppettino di detenuti (un belga, un boliviano, un colombiano, un argentino e un messicano…. CHE MIX!!!)… che ve lo dico a fare? Le lezioni sono una risata continua, ognuno legge l’italiano a modo suo, con il suo accento e la sua tonalità, però devo dire che sono diligenti e stanno prendendo davvero sul serio il corso, fanno i compiti diligentemente e seguono per bene tutte le correzioni che gli faccio… sono tenerissimi!!!! Li vedo arrivare con le loro scartoffie sottobraccio e appena ci incontriamo mi salutano con il “Buongiorno!”, mentre all’uscita già mi dicono “Ci vediamo martedì (o giovedì)!”. Sono dei grandi!!!!
Durante questo mese c’è stato l’allarme meningite in carcere. Purtroppo una bambina di un anno e mezzo è morta e successivamente si è ammalato un bambino di 10 anni che ora è in ospedale. Non vi dico che panico si è diffuso nel carcere… il Ministero de Salud ha fatto una campagna di profilassi con antibiotici e alla fine di aprile è prevista la vaccinazione a tutta la popolazione carceraria… Con la equipe del Centro Educativo, prima della chiusura per le vacanze di Pasqua, abbiamo fatto la disinfezione totale di tutto il Centro, con acqua e varechina: non solo abbiamo pulito le pareti, i pavimenti, la cucina e il bagno, ma abbiamo anche disinfettato TUTTI I GIOCATTOLI, i libri, i materiali, gli stracci, gli asciugamani e ogni cosa presente nel Centro, TUTTO… UN DELIRIO!!!! Dal primo giorno di riapertura, controlliamo che i bambini entrino con le mani e a faccia pulite: anche perché ci sono stati 2 casi di epatite e dunque cerchiamo quanto meno di arginare il più possibile il propagarsi della malattia soprattutto in situazione di sovrappopolamento (situazione molto frequente nel nostro centro… siamo arrivati a ben 250 bambini iscritti!!!).
Poco prima di Pasqua il cappellano del carcere mi ha chiesto di aiutarlo per le cerimonie particolari che si sarebbero svolte: la messa con lavaggio dei piedi e la Via Crucis del venerdì santo. Per la messa del giovedì ho chiesto a 4 o 5 bambini se volevano partecipare facendosi lavare i piedi… ovviamente al momento clou della messa ho dovuto fare da vigile urbano della situazione per dipanare il traffico di bambini che si sono accalcati tutti sulle panche vicino all’altare per farsi lavare i piedi….si erano perfino già tolti le ciabatte e le scarpe e stavano lì, con le calze puzzolenti in mano… CHE FIGURA!!!! AHAHAHAHAHAHA!!! Alla fine sono riuscita a selezionarne 5, cosicché altri 7 posti potevano essere occupati dai detenuti, come di consueto… Per la via crucis 6 bambini hanno portato i ceri e uno teneva il secchiello dell’acqua santa che Padre José usava ad ogni stazione per benedire le Sezioni… ovviamente uno stuolo di bambini mi si sono appiccicati e mi seguivano, e ad ogni sezione il mare di bambini aumentava! Tutte le dita delle mie mani erano occupate ad agganciare un bambino e la Chelita ha voluto a tutti i costi salirmi in groppa, sulle spalle tenendosi ben salda avvolgendomi con le mani la faccia!!! Un detenuto mi si avvicina e mi dice “Hai una bella croce pesante anche tu eh???” e un altro “Hermana Barbara… ma quanti figli hai????”…
Ed eccomi qua, pronta per affrontare questo ultimo periodo al Carcere San Pedro...
L’altro giorno pensavo alla gioia e alla soddisfazione che mi dà lo stare in mezzo a questa gente, all’amore che sento di ricevere… nonostante l’amarezza e lo sconforto profondo di certi momenti ( e vi assicuro che sono tanti!!!), non smetterò mai di ringraziare la vita per darmi l’opportunità di sentirmi così “piena” e “ricca” di quell’umanità con la quale ho il privilegio di mescolarmi, di interagire, di condividere esperienze ed emozioni profonde … GRACIAS A LA VIDA!!!!! J
Vi abbraccio tutti con affetto!
La vostra Barbara
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